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Genti e Monasteri del Tibet

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Sabato 31 Marzo 2012 alle ore 11.00 alla Fondazione Querini Stampalia l’inaugurazione con l’autore della Mostra ” GENTI E MONASTERI DEL TIBET ” immagini di Emilio Pizzolato a cura di Etta Lisa Basaldella presentazione di Antonella Barina.

 

Emilio Pizzolato   –    GENTI E MONASTERI DEL TIBET

Nel lontano 1985 ho effettuato il primo viaggio nel Ladakh, regione dell’India posta tra le catene del Karakorum   e dell’Himalaya, con lo scopo principale di conoscere un ambiente montano diverso da quello da me solitamente frequentato. Il contatto con la popolazione tibetana  di quella regione mi ha permesso di conoscere aspetti della vita, della religiosità e dell’architettura di templi e monasteri che hanno suscitato il mio vivo interesse. Tale esperienza mi ha spinto ad approfondire e ad ampliare ulteriormente  le mie conoscenze.Ho quindi effettuato viaggi nelle  zone della Cina dove si estende la sfera della cultura  tibetana, un territorio assai più vasto di quel che di solito si pensa (3,6 milioni di chilometri quadrati, pari a quelli dell’Unione Europea). L’ ambiente di questa regione, caratterizzato da catene montuose altissime e da deserti d’alta quota (mediamente 4000 metri), è particolarmente impervio; tuttavia le popolazioni ivi stabilitesi, che condividono l’uso del linguaggio tibetano e la pratica dominante del buddhismo, riescono a superare le difficoltà ambientali praticando la pastorizia ed un’agricoltura compatibile con quelle altitudini. Forme di vita estremamente essenziali non hanno impedito la nascita di vaste comunità monastiche, le quali, anche nel recente passato, hanno avuto una funzione fondamentale nell’organizzazione  sociale e politica.

La terribile potenza della natura che si manifesta nell’ “oceano di montagne”, dove acque turbinose si aprono ruggendo la via tra gole strette e scure, contrastando con le altezze silenziose delle cime, ha certo influenzato il mondo religioso tibetano. Uomini, animali e piante esistono tra il cielo e la terra assieme ad una miriade di dei e spiriti: ci sono dei del cielo, delle stelle, della terra e dell’acqua, come pure del pantheon buddhista  e del Bon (religione del Tibet pre-buddhista). Tutto lo spazio è vivo e connesso. Una tale visione del mondo non conosce un dio onnipotente che guida il cosmo. Nasce invece da un equilibrio di varie potenze; l’umanità è solo una di esse. In questo continuum cosmico ruote di preghiera, libri sacri, bandiere con “mantra”, o rocce scolpite rappresentano un mezzo di comunicazione tra l’uomo e le forze invisibili. Vento e movimento formano un ponte tra terra e cielo, uomini e dei. I tibetani vivono in due mondi: il visibile e l’invisibile, entrambi vivi ed animati; essi hanno uguale valore e tra loro non c’è soluzione di continuità.

Gli occidentali vivono in un mondo unico, quello visibile, radicalmente separato dal trascendente e diviso a sua volta  tra due realtà, quella dell’uomo e quella degli animali e della natura inanimata.

La civiltà occidentale con il suo potente sviluppo economico e industriale ha influenzato in modo determinante lo sviluppo di tutto il resto del mondo, cambiando radicalmente lo stile di vita di nazioni con radici culturali anche profondamente lontane tra loro, restringendo lo spazio di esistenza di diverse concezioni di vita. La sua ombra si estende inevitabilmente anche sul Tibet.

Fondazione Querini Stampalia
Venezia, Castello 5252 – Campo Santa Maria Formosa
dal 31 marzo al 24 maggio 2012
orario di apertura: martedì-domenica 10/18 chiuso lunedì
http://www.fotoemiliopizzolato.it

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