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Omaggio a Vittorio Ruglioni

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Da Sabato 16 Marzo 2013 la Fondazione Valerio Riva di Venezia nel proprio spazio espositivo sito a San Marco 1957/A, nelle immediate vicinanze del Teatro La Fenice, ospita, in collaborazione con Edimar, una Mostra-omaggio al Maestro Vittorio Ruglioni, a dieci anni dalla sua prematura scomparsa.

Una quindicina di opere di questo artista tosco-veneto che nell’arco della sua carriera ebbe modo di porre l’accento sulla sua forte personalità, avvicinandosi con i suoi quadri ai sentimenti veri dell’uomo d’oggi. I personaggi impressi nelle tele di Ruglioni, siano essi figure umane a volte stralunate, siano sedie enigmatiche, siano delle casette affacciate sulla laguna di Venezia o ancora figure di misteriosi “tangheri”, ruotano nel loro essere “abitanti” della storia portandosi addosso tutta la fatica, la sofferenza, ma anche la gioia della vita terrena.
Nelle sue opere prevarrà alla fine il “gesto”, che diventa significante…quasi inequivocabile. Dopo, arriva il colore inteso soprattutto come luogo fisico che può via via essere astratto per un cammino notturno oppure luminoso per un passaggio diurno.

La mostra verrà inaugurata sabato 16 marzo alle ore 18.00 e sarà aperta fino al 30 marzo.
Orari espositivi:11.00-18-00 escluso il lunedì.

(…) dalle prime immagini un po’ sognate ed evanescenti alla concretezza della figura umana fortemente caratterizzata, anche se deformata in obbedienza alla cainesca maschera imposta dall’intellettualismo decadente al nuovo Adamo dell’epoca spaziale, Ruglioni è pervenuto, in un processo di decantazione e di chiarificazione concettuale e formale, a una serie di opere , la “fanciulle in fiore” che sembra segnare il suo arrivo a una spiaggia se non di salvezza assoluta, di passaggio e di introduzione a un modulo artistico certificato da una riconoscibilità e da una significazione che è, lo si voglia da parte delle avanguardie senza meta, una sicura conquista.
Il cauto osservatore dell’operare artistico altrui e lo sperimentatore qualche volta azzardato che fu Vittorio Ruglioni, è ora un produttore di forme proprie, l’articolatore sapiente ma non del tutto disincantato di un linguaggio chiaro e distinto che non ha più bisogno di alcuna chiave di lettura, perché offre spontaneamente quella, inestimabile, dell’intelligenza poetica. Piero Chiara

(…) le sedie diventano presenze “scomode” intriganti inquietanti metafore dell’assenza, della concavità, di un’attesa che ci riconduce al Deserto dei Tartari di Buzzati e, per certi versi all’Aspettando Godot di Beckett, ma insieme, a qualsiasi cultura messianica del colui che deve venire. Senso di perdita e aspettativa, nostalgia e attesa, vuoto e pieno , positivo e negativo, staticità e vibratilità delle atmosfere, luce e buio sono i poli compresenti nel fare pittura di Vittorio Ruglioni, il quale sembra muoversi, appunto, tra uno spazio di disvelamento sensoriale dentro gli inghiottimenti della memoria e uno spazio di cancellazione, di smarrimento, di usura, tra una speranza di avvento e una denuncia di degrado, di perdita, di morte.  Giorgio Segato

www.fondazionevalerioriva.com

 

Le manifestazioni potrebbero subire cambiamenti, pertanto vi consigliamo di verificare l’evento contattando direttamente gli enti organizzatori.
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