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Un Carnevale a Novembre 1856

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L’Imperatore Francesco Giuseppe ed Elisabetta a Venezia : Un Carnevale a Novembre  di  Michela Dal Borgo – Archivio di Stato di Venezia .

L’imperatore Francesco Giuseppe, accompagnato dalla giovane moglie Elisabetta Amelia di Baviera, allora appena diciannovenne, visitò Venezia dal 25 novembre 1856 al 3 gennaio 1857.
La Gazzetta Ufficiale di Venezia dedicò al loro arrivo un numero speciale, con una splendida prima pagina.
In pregiata carta color avorio, in una elegante cornice con decorazioni in oro zecchino, sovrastate dalla corona imperiale, le incisioni ovali raffiguranti Francesco Giuseppe e la moglie Elisabetta, e in basso tre vedute quasi da cartolina di questa unica città: la basilica di San Marco, l’Arsenale di Stato già celebrato da Dante Alighieri e il seicentesco Ponte di Rialto.
Il resoconto dell’arrivo dei sovrani fu affidato alla penna del valente giornalista Francesco Beltrame, già consigliere del governo rivoluzionario del 1848.
Salpati da Trieste la mattina del 25 novembre sulla fregata a vapore Elisabeth, giunsero al porto di Malamocco alle due del pomeriggio, dove la banda musicale di Burano li salutò festosamente intonando l’inno imperiale. Prontamente loro incontro si avviò dai Giardini un nutrito corteo acqueo. Tra tutte le imbarcazioni primeggiava la Galleggiante municipale, raffigurante un elegante padiglione sorretto da 8 colonne con specchi, ori, velluti e serici tendaggi, cui spettò portare i sovrani sino allo sbarco in Piazzetta. Vi erano poi 8 bissone , tra cui una condotta da 12 rematori vestiti in velluto alla foggia detta “vallona”, peote pubbliche e private, barchette e gondole tutte sfarzosamente adornate, tanto che “sorta era tra le acque un’altra città o isola natante che dir la si voglia, tanto erano fitte”. Dai Giardini alla Piazzetta,  tutti i ponti, fondamente, terrazze e perfino i tetti, adorni di bandiere, erano gremiti di genti ansiose di salutare i sovrani.
Con commosse parole il cronista così racconta:
Venezia si presenta ammantata delle sue più splendide vesti, sfoggia le vetuste sue pompe e ravviva la memoria di una non perduta grandezza per onorare “il magnanimo Sire, sul cui sacro capo riposano i destini di trent’otto milioni di sudditi, e l’eccelsa donna, chiamata da Dio a lenirgli le gravi cure dello stato, a spargergli di fiori il sentiero della vita ed a santificare sul trono, coll’esercizio delle più belle virtù, il doppio impero della grazia e della bellezza”.
Ricevuti sulla galleggiante dal conte Giovanni Correr, podestà di Venezia, giunsero al pontile appositamente costruito sulla Piazzetta, ove furono omaggiati dall’ormai novantenne Feldmaresciallo Radetsky e dal conte di Bissingen, Luogotenente delle province Venete e da altre massime autorità militari, ecclesiastiche e civili. Dopo una breve visita alla Basilica di san Marco, ove ad attenderli era il patriarca Aurelio Mutti ad intonare l’inno ambrosiano, i sovrani attraversarono la Piazza dirigendosi ai loro appartamenti, nell’ala napoleonica e nelle procuratie, tra due ali di folla festosa.
Dopo breve riposo Francesco Giuseppe assistette alla parata militare dei reggimenti di fanteria, artiglieria e marina, abilmente orchestrati dal tenente maresciallo Singer.
Sul calar della sera fu accesa la straordinaria luminaria della Piazza, composta da ben 14 lampadari, con centinaia di fiammelle a gas, ma l’effetto fu purtroppo guastato da una fastidiosa brezza novembrina.
In un solo momento fu riproposta in Piazza una scena del famoso Carnevale veneziano “con i suoi fantastici travestimenti, con i suoi lustrissimi, i suoi diavoli e diavolesse, coi graziosi Napoletani, con i chiassosi Chioggiotti” ; fu un sogno, afferma il cronista, “non di una notte d’estate, come quello del sommo tragico inglese, ma di una notte di Venezia, che volle abbellirsi di tutta la sua natia festività per esternare anche in tal guisa il filiale suo gaudio agli amati Sovrani”. E tutto si svolse nella perfetta tranquillità, senza alterchi né disordini, “tale essendo la mite indole di questa popolazione, che porta scolpita in fronte la bontà dell’animo non disgiunta dalle grazie di uno spirito vivace e faceto”.
Malgrado il clima invernale, la stessa sera l’imperatore non volle privarsi della prima gita in gondola, percorrendo il Canal Grande dalla chiesa della Salute sino al ponte di Rialto, ammirando le facciate dei palazzi illuminate ed in particolare “il nuovo ponte di ferro alla Carità, che il costruttore sig. Neville aveva ingegnosamente e  con molta eleganza illuminato” (è il ponte dell’Accademia).
La serata si concluse al gran Teatro la Fenice, per l’occasione sfarzosamente adornato : “La platea, il palco scenico trasformato in una vaghissima sala inondata da un torrente di luce siderea, le logge, gli atrii, le scale erano occupate dalla folla; da per tutto maschere spiritose e gentili che si facevano dispensiere di confetti e di frizzi, conditi dalle veneri del nostro dolce dialetto, da per tutto l’allegria e il buon umore”.
Verso le dieci e mezzo l’augusta coppia si affacciò alla dorata loggia grande, e clamorosi scoppiarono gli applausi da tutti i punti del teatro.
Era un incanto vedere i sovrani -“Ella in tutto lo splendore della gioventù e della bellezza, egli nella dignitosa ed affabile sua Maestà”- sorridere compiaciuti alle simpatiche mascherate de’ Napoletani e de’ Chiozzotti, accompagnati dal suono di nacchere e tamburelli, che dalla platea sciamarono sino al palcoscenico.
Dopo l’esecuzione dell’inno imperiale fu rappresentata l’opera Gemma di Vergy di Gaetano Donizetti su libretto di Bidèra, ispirata alla tragedia di Dumas padre, seguita dal ballo in tre atti “La Rosiera” del coreografo Giovanni Casati.
Ma anche dopo l’abbandono del Teatro da parte dei sovrani, la festa fu rinnovata fino a tarda notte, aperte per l’occasione le Sale Apollinee dove un’orchestra intrattenne le impazienti maschere in una sfrenata “cavalchina”
Michela Dal Borgo
Archivio di Stato di Venezia
(dal catalogo della mostra documentaria “Carnevale a Venezia. Dalla Serenissima all’Unità d’Italia”, Archivio di Stato di Venezia, 4-8 marzo 2011)

 

 

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