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“Il Teatro delle Lingue ovvero una solitudine molto rumorosa ” a Venezia

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Dal 9 al 24 Marzo 2011 ” Il teatro delle lingue Ovvero una solitudine molto rumorosa ” Venezia, Teatro di Cà Foscari a Santa Marta a cura di Paolo Puppa
in collaborazione con il Dipartimento di Storia delle Arti e Conservazione dei Beni Artistici – Università Ca’ Foscari .

“La drammaturgia italiana più recente ha saputo allargare il piano degli idiomi in scena, aggiungendo alla lingua standard le più varie dialettalità, oltre che numerose gergalità prelevate dal mondo del quotidiano e da articolate realtà sociali, vedi ad esempio lo sport, la cronaca nera, i media e il dibattito politico. Di conseguenza, la distanza tra palcoscenico e sala si è sensibilmente ridotta, agevolando la ricezione soprattutto giovanile, ovvero il pubblico del futuro. Radicato in questo territorio, emerge oggi un fenomeno caratterizzato da una risposta molto favorevole, anche in termini di borderò, ossia il performer monologante, l’assolo gestito da un attore-autore in grado di coprire tutti i ruoli connessi al fare teatro, dalla scrittura alla recita alla messinscena. Negli ultimi anni, alcune regioni si sono distinte in tal senso, dalla Sicilia alle Puglie, dal Piemonte agli Abruzzi, dalla Calabria all’Emilia Romagna. E ovviamente anche il Veneto non ha mancato di proporsi con particolare vigore in una simile direzione, col rilancio della tradizione espressa nel vernacolo colto e poetico, basti pensare alla utilizzazione di firme tanto autorevoli quali Rigoni Stern, Meneghello e Zanzotto operata nei fortunati montaggi in scena ad opera di Marco Paolini. È il momento allora di organizzare un confronto tra questi filoni in cui la ricerca sperimentale del nuovo si coniuga col teatro di narrazione, l’autobiografia scanzonata colla Storia collettiva, il più decentrato localismo da strapaese coll’apertura verso il mondo. Solo da un confronto sistematico possono emergere costanti tecniche e condivisioni espressive, così come contrasti e differenze tra sistemi e tradizioni diverse. Questa la prima lista degli artisti invitati per il marzo 2011:
Puglia: Oscar De Summa, Roberto Corradino e Gianfranco Berardi/ Lazio: Daniele Timpano/ Abruzzi: Andrea Casentino/ Valle d’Aosta: Gaetano Ventriglia.
Una seconda serie, programmata nell’autunno 2011, prevede la partecipazione di Sardegna: Giovanni Carroni/ Piemonte: Laura Curino/ Emilia Romagna: Elena Bucci/ Sicilia: Vincenzo Pirrotta/ Calabria: Saverio La Ruina/ Veneto: Patricia Zanco.
Il progetto, in sinergia tra l’Università di Ca’ Foscari, rappresentata dal Dipartimento di Storia delle Arti e Conservazione dei beni culturali, la Fondazione di Venezia e la Regione Veneto, include altresì, oltre alla doppia rassegna di performance, allestite al Teatro di Santa Marta, un convegno internazionale (con relazioni anche su paralleli fenomeni internazionali) colla presenza dei più qualificati studiosi del settore, e la pubblicazione successiva degli Atti relativi. Inoltre, ed è questa la cifra più innovativa dell’iniziativa, il disegno complessivo prevede lo smontaggio dei singoli spettacoli, vale a dire una riflessione condotta dallo scrivente, coadiuvato da altri specialisti, su ogni messinscena, assieme al protagonista di turno, per l’educazione dello spettatore. In effetti, questo laboratorio sul performer monologante, aperto agli studenti universitari e liceali (da qui l’inserimento dell’evento nelle iniziative relative allo spazio Giovani a Teatro gestito dalla Fondazione di Venezia), oltre che agli studiosi e agli spettatori, ospitato nel cuore della Città, intende studiare i meccanismi della stesura di un copione, ricostruendo il momento del concepimento, per essere poi sottoposto ad una vivisezione tesa ad illuminare laicamente, ovvero tecnicamente, il segreto del parto, nella complicità condizionante tra circuito, committenza, assimilazione recitativa, memoria del pubblico, immagine di sé che il protagonista va costruendo man mano nel farsi della sua carriera. Grazie all’interazione tra recita e analisi, lo studio si trasforma così in gioco, e il divertimento diviene cultura. In un certo senso, la solitudine dell’assolo si socializza.”  P.P.

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