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Cena Ecumenica della delegazione di Venezia e Mestre

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La celebrazione della cena ecumenica di quest’anno è stata l’occasione per  ritrovare un locale storico di Mestre che era da tempo che non visitavamo.

“da Tura”, il ristorante dell’Hotel Bologna di Mestre, quest’anno ha celebrato i cento anni di attività. Un anniversario che è stato registrato con molta attenzione da diversi giornali locali e nazionali.
Qui la delegazione di Venezia Mestre aveva organizzato alcune conviviali memorabili, specie quelle degli auguri di Natale, alle quali partecipò in diverse occasioni, con Donna  Clara, il compianto presidente onorario dell’Accademia, conte Giovanni Nuvoletti Perdomini.
Insieme ai 42 tra soci e invitati dell’accademia, nella stessa serata nel ristorante si riunivano le sezioni mestrine del Rotary e del Panathlon: oltre 200 persone alle quali la grande professionalità della brigata di cucina e dello staff di sala ha saputo offrire un servizio eccellente.
Ci siamo riuniti in una bella sala riservata addobbata da omaggi floreali e da splendidi frutti di mele cotogne, giuggiole giganti e sanguigni melograni, in sintonia con il tema ecumenico.
Ospite graditissimo il collega delegato di Utrecht, Italo De Lorenzo, a Venezia per un raduno internazionale  con la figlia, considerato che, date le vacanze autunnali olandesi, le delegazioni dell’Olanda  hanno deciso di spostare la loro cena ecumenica al 29 ottobre.
Simposiarchi: Paola Comacchio con Michela Dal Borgo e Carmine Guadagno che  hanno predisposto un menù della “ cucina della  frutta” di estremo interesse e con forte connotazioni territoriali.
Dopo un saluto ai soci e agli ospiti del delegato Ettore Bonalberti, la cena ecumenica si è aperta con la lettura di una simpatica favola persiana fatta da Paola Comacchio. Una favola con la quale lo scrittore sloveno Vladimir Bartol, nel suo romanzo Alamut, descrive la vicenda d’amore infelice dello scultore Ferhad innamoratosi della regina Shirin, sino a spezzarsi il cuore che, cadendo nella terra, fece nascere un frutto, il melograno, chiamato in Persia: “ mela di Ferhad”. Un frutto che per ricordare la morte del povero giovane innamorato si rompe come fosse il suo petto e che sanguina, appena lo si tagli o dischiuda.
E’ seguita la presentazione dei piatti. Dopo l’aperitivo a base di succo di melograno con bollicine di Franciacorta ( “ Le quattro terre” Franciacorta Saten) con fantasie golose, un antipasto di sarde,zucca e radicchio in saor. Un trittico originale nella tradizionale salsa del saor a base di cipolla, uva sultanina e pinoli di cui il simposiarca Carmine Guadagno ha evidenziato  le origini storico culinarie di tale sistema di conservazione, tipicamente veneziano, del pesce azzurro e i valori nutrizionali e nutraceutici delle componenti vegetali aggiuntive.
Un’originalissima vellutata di castagne e radicchio di Treviso e un “Risoto de peri” delicato e dalla perfetta cottura all’onda, accompagnati con un ottimo bianco dei colli euganei “ Il calto delle fate” del Filò delle Vigne ha costituito un duo di primi di condivisa soddisfazione.
Piatto clou della serata, che ha trovato il consenso unanime di tutti i convitati: una guancetta di vitello alle mele cotogne su uno spumone di patate con scorzetta di limone, dai mille sapori. Una ricetta derivata dalla famiglia dell’accademica Paola Zerega, all’inizio del secolo scorso, quando sua nonna ospitava alcuni ufficiali austriaci che, nella migliore tradizione della mitteleuropa, le suggerirono di accompagnare lo spezzatino di carne con mele cotogne. Vino collegato: un ottimo Braganze Cabernet Due Santi della cantina Zonta.
Prima del dessert, Michela Dal Borgo, componente del Centro studi regionale della nostra Accademia, che con il Dr Guadagno ha contribuito all’edizione del bel libro della collana “ Itinerari di cultura gastronomica”: “ La cucina della frutta”, ha sintetizzato con la consueta competenza e rigore storico filologico, le vicende della corporazione veneziana dei “frutaroli, herbaroli e naranzieri”. Desunte notizie dai documenti dell’Archivio di Stato abbiamo potuto conoscere la storia della produzione e del commercio di frutta e verdura a Venezia, delle severe regole annonarie a difesa della salute dei consumatori e contro le contraffazioni alimentari nella Venezia dal XV al XVIII secolo.
La relazione completa è stata come di consueto editata in un simpatico quaderno, espressione della ben nota vena artistica dell’ing Comelato.
Pere al vino rosso con un magnifico gelato alle  spezie raccolto in un sacchettino d’organza e splendidi “caramei venesiani” di inusitata composizione e bontà accompagnati dal “ Torcolato” delle cantine Maculan.
Caffè e “ Persegada” di mele cotogne offerte dall’accademico Lorenzo Michielan.
Una cena ecumenica da ricordare e un locale ritrovato degno di essere reinserito a pieno titolo nella guida on line della nostra Accademia.

 

Di Ettore Bonalberti

21 ottobre 2011

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