Letture

Destino… le Moire

le-tre-grazie

” Tra sogno e realtà … Destino…le Moire ” di Ielpo Mariella .

Racconto .

Destino parte integrante dell’uomo lo accompagna ovunque sempre, come un incognita lo sovrasta,  un grande punto interrogativo che non riusciremo mai a risolvere. Lui inserisce gli imprevisti che alimentano la nostra vita tra alti e bassi, positivamente o negativamente e noi poveri esseri umani non possiamo evitarlo ed accettiamo inevitabilmente ciò che lui ci invia.  Secondo la mitologia greca le figlie di Zeus e Temi hanno questo compito le Moire, conosciute   come Parche o Norme, esse hanno l’incombenza di tessere il filo del fato di ogni uomo, lo svolgono e poi lo recidono segnandone la morte. Tre come il numero perfetto: Cloto  dal greco significa filare, colei che fila la trama della vita; Lachesi dal greco significa  destino, colei che avvolge sul fuso il filo della vita e Atropo dal greco significa inevitabile, colei che con cesoie lucendi recide la vita dandone la fine. Tre donne che servono il regno dei morti l’Ade, indifferenti alla vita dell’uomo che tessono fili più o meno lunghi determinando l’inizio e la fine di essa. Immagino un grande scaffale pieno di matasse di varia grandezza piccole, medie e grandi e proprio lì su uno di essi una matassa  blu nascosta fra tante ma, per me riconoscibile, formata da un filo lungo 22 (metri-anni)… autunno, colori: rossi, gialli, marroni, vento che soffia sempre più intenso e freddo, cielo che piange, sole nascosto;  novembre questo mese fu scelto da Atropo per recidere il filo, nulla poté fare Cloto i suoi segni non furono ascoltati, la sorella tagliò di netto una vita così senza pensarci fredda, decisa, testarda  come solo lei può essere…  Mattina la sveglia non suona, un esclamazione “ mio Dio farò tardi perderò il treno” ( primo segno ), aveva una tosse forte, qualche linea di febbre, la mamma gli disse di non partire di mettersi in malattia ma, lui testardo con quel suo senso del dovere che lo contrastingueva non ascoltava, frettolosamente si vestiva e si preparava  (secondo segno); arrivò in stazione, il treno stava partendo aprì la portiera in corsa e salì senza voltarsi ( terzo segno), sorrise tra se e se ce l’aveva fatta sarebbe arrivato in orario a lavoro…  Tarda serata, uno squillo e un urlo, una mamma senza più un figlio, morire per una casualità,  un colpo che parte inavvertitamente da una pistola,  morire seduti ad una scrivania, si saprà poi  che lui alzò lo sguardo incredulo e sorpreso e disse :” mi hai sparato” ecco l’ appuntamento che non poteva ritardare, il suo destino era compiuto. Atropo, voltandosi alla sorella che aveva tentato di salvare un uomo,  aveva reciso con le sue cesoie lucenti un filo blu e lasciato che cadesse a terra, così come quel corpo cadde accasciandosi su se stesso.  Chi crede ciò vien chiamato fatalista, io credo che ci sono circostanze che ci lasciano pensare e con un grande punto interrogativo sopra, accadono cose intorno a noi, a volte inspiegabili razionalmente ma, accadono inevitabilmente;  siamo consapevoli subitori e lasciatemi passare il termine, di tre donne o di qualcosa che non conosciamo, uomo-pedina su di una scacchiera  dove lo scacco matto è in agguato.

 

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