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IO & VE L’Innamoramento

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Da come quella piccola lucertola si guardava attorno arrampicandosi sul muro di quella vecchia corte di casa nostra a Venezia, sembrava quasi come feci io la prima volta che uscii dal Mondo, varcando le porte della Stazione di Santa Lucia.

Era tutto diverso, tutto strano, c’erano sì i rumori della città, ma diversi, inconsueti, le voci si mescolavano al rumore delle retro dei battelli, al rumore dell’acqua che si frangeva sulle sponde del canale, al rumore di passi frettolosi dei “foresti” che raggiungevano la stazione.
L’odore era diverso, non era quello degli scappamenti delle auto o dei bus, ma quello dell’umidità dei muri delle calli, dell’acqua stagnante, del kerosene dei vaporetti, dei taxi acquei, delle barche per il trasporto merci; a un tratto le campane mi svegliarono da quello stato non so se di sbigottimento o di piacere, come adesso fanno quelle della chiesa della Madonna dell’Orto, o di Sant’Alvise a Cannaregio.
Le due del pomeriggio; ormai la lucertola aveva percorso un bel pò di strada strisciando su quei vecchi mattoni rossi ormai sgretolati, ancora rosso vivo quasi impuntati a durare in eterno per testimoniare un domani la presenza di quel confine fra due case.
Anch’io percorsi un pò di strada per cercare la piccola pensione prenotatami dai miei amici ma mi accorsi che quasi non seguivo le indicazioni che man mano chiedevo ai locali. A costo di perdermi, come avrei poi fatto decine se non centinaia di volte, andavo a esplorare qualche remoto angolino fuori dagli itinereri turistici. Trovata infine la pensione andai a rinfrescarmi non prevedendo cosa gli amici mi avessero riservato: una gita in barca tra i canali della città, da quelli noti ai meno noti, da quelli frequentati anzi navigati a quelli sconosciuti che forse anche i miei piloti navigavano per la prima volta.

Quello fu l’inizio dell amore per Venezia e per i suoi canali, cosa che fino a quel momento mi era stata ostica dato che all’età di dieci anni con i miei genitori su di un battello fui completamente infradiciato da un onda di un motoscafo che era passato troppo vicino.

Impossibile riuscire anche fotografando rendere ad altri l’atmosfera dei quadretti così semplici che si aprivano come le pagine di un album a ogni svolta, tipo la biancheria stesa tra una casa e l’altra, gondole con turisti accompagnate da musiche e canzoni napoletane, canali con il riflesso del sole sull’acqua e così via.
Alla sera dopo aver gustato una pizza (che poi non avrei mai più preso a Venezia, scegliendo la cucina locale) tornai alla pensione respirando un aria che ancora oggi, qui in questa corte, assaporo senza poterla trovare in alcun altro luogo. Si mescolano odori di pizze con quelli delle fritture, profumi di persone che incontro con odori che salgono dai canali, il tutto in un’ aria calda umida appicicosa però quasi piacevole.
Quella notte, sicuro di sognare ancora la gita in barca, mi svegliai di soprassalto con il letto che dondolava: era il settembre millenovecentosettantasei, una delle tante scosse sismiche di assestamento del terremoto infernale che aveva distrutto quattro mesi prima il Friuli.
Il resto della notte fu scandito solo dai rintocchi delle campane a ogni ora e dal rumore dei passi dei viandanti nella calle attigua.

In questi trentun’anni trascorsi da allora sono tornato a Venezia più volte, e dopo aver finalmente accantonato la cartina topografica con la sicurezza e la conoscenza del luogo, ho cominciato a percorrere le calli, le salizzade, i rii terrà, fuori dal flusso turistico, facendola Mia del tutto…

di Marco Natali

Marco Natali nato a Trieste il 5 settembre 1957, sangue veneto sia da parte di nonni materni( Dalmati) che  paterni( Chirignago). Titolo di studio Ragioneria, amante della musica,suono vari strumenti da autodidatta,e ascolto tanto jazz.Sposato con una Veneziana DOC, , una figlia che vive in Australia, vivo d’estate e quando posso a Venezia a Cannaregio dove sono ispirato alla scrittura.Ho scritto “Io & VE” ,che sono alcune considerazioni sulla città viste dagli occhi di un semi turista, “Un ponte un premio”, racconto di fantasia ambientato in un contesto reale sempre veneziano,”Moitza la ragazza che ballava a piedi nudi il Tango sull’acqua” , mini romanzo, leggenda sempre svolto a Venezia e “quaranta fila di mattoni rosso veneziano” che è il mio microcosmo,la mia corte di casa.

 

 

 

 

 

 

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