Letture

Racconto di Natale

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Intorno a lei le luci natalizie e il mercato del pesce di Rialto con le cantilene dei suoi venditori …

la cordialità della gente alle prese con il cenone della vigilia, gli scambi di auguri, il profumo salmastro delle capesante, dentro di lei un senso di vuoto come non aveva mai provato prima.

Da dieci minuti Laura C. sapeva di aver vinto il superenalotto e si sentiva sprofondare nel panico. Le ciacole dei pescivendoli sui 30 milioni di euro che il bambin Gesù aveva regalato a Venezia l’avevano incuriosita. I titoloni del giornale appeso all’edicola le avevano dato la certezza che i 6 numeri estratti erano proprio i 6 numeri stampati su quella schedina precompilata scelta a caso tra cento altre. La sua schedina…
Laura C., non un turista frettoloso o un barcarol o un abitué del giro dello spritz come il giornale ipotizzava, era lei ad essere stata baciata dalla Dea Bendata. La schiena appoggiata al parapetto del traghetto delle gondole, davanti agli occhi i banchi del pesce, Laura C. si sentiva le guance calde come quando da ragazza timidissima spesso arrossiva. Nelle orecchie parole e rumori indistinti, nella testa i pensieri a ricordarle come in un flashback tutta una vita: l’infanzia al Gheto Novo, la conquista di Venezia a piccoli passi, il liceo, la laurea in lingue orientali, il lavoro di insegnante. Un marito-amico conosciuto da bambina, una figlia già alle prese con la maturità. Una casa con l’altana da cui respirare la laguna, la gatta Randagia che randagia non era mai stata. Da qualche parte in soffitta c’era di sicuro il vecchio cofanetto delle caramelle Sperlari ripieno di una ventina d’anni di biglietti della Lotteria di Capodanno. Per Laura C. provocare la fortuna era infatti un gioco iniziato fin ai tempi della scuola. Condotto con costanza ma senza la cupidigia di chi vuole arricchire, l’insoddisfazione di chi vuol cambiare, l’illusione di chi crede di poter cambiare. Anzi: sfidare la sorte era diventato nel tempo proprio un suo personalissimo e originale modo di dimostrare che la sorte non esiste. Giocare e non vincere le dava sicurezza, confermava le sue scelte di vita e di lavoro che nulla riponevano nei capricci del caso.
Da soli dieci minuti Laura C. aveva scoperto di essere ricca e il mondo le crollava addosso. Con quella schedina all’incasso, non aveva  dubbi, niente sarebbe più stato come prima. Non il lavoro che amava, non quelle piccole abitudini che fino ad allora le avevano dato una serenità che era tale proprio perché fatta di piccole cose e conquistata un po’ alla volta. Diventare ricca era una responsabilità, puoi avere il carattere più forte del mondo ma è difficile credere che dopo sia tutto come prima. Mentre alla vigilia di Natale al mercato di Rialto aspettava il suo turno per comprare il pesce del cenone, Laura C. ne era certa: giocando aveva vinto, ma vincendo stava rischiando di perdere. E Laura C. a perdere non ci stava, non era nel suo stile…
“Un Natale che verrà ricordato a lungo quello festeggiato oggi a Venezia. Nel cestino per le offerte posto davanti al presepe, il priore della chiesa dei Frari ha infatti trovato una schedina del superenalotto che si è rivelata essere quella vincente i 30 milioni di euro. Ci colleghiamo subito col nostro inviato…”. Quando il Telegiornale diede la notizia Laura C. era sulla sua altana sui tetti di Venezia. Con gli occhi socchiusi e il sorriso sulle labbra, respirava serena il profumo della laguna in una notte incredibilmente stellata.                                

di Maurizio Zanetti

 

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