Letture

Tra sogno e realtà … Amicizia

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” Tra sogno e realtà … Amicizia ” di Ielpo Mariella .

Racconto .

 

… Chi ha detto che l’amicizia tra donna e donna non esiste? Smentisco questa diceria popolare, ho avuto la fortuna d’incontrare sulla mia strada una persona che porterò sempre con me, mi ha insegnato a non mollare mai, ad avere fiducia in me, ad essere quelli che siamo, a non doverci modificare per gli altri, ad essere sempre se stessi  nel bene o nel male, a non aver paura, a sorridere degli ostacoli e prendere la vita con ironia e quel pizzico di follia che a volte come diceva lei non guasta. Ci siamo incontrate anzi scontrate su di una rampa di scale in un pomeriggio d’autunno, quando i primi freddi si fanno sentire, i giorni sono più corti e la voglia d’estate ancora persiste. Sorrido ancora oggi, se ci penso, una ventina di mele che saltando l’una dietro l’altra da un gradino all’altro sbattendo sul portone d’entrata, io seduta su di un gradino con un dolore al fondo schiena micidiale e lei sul gradino più alto adagiata alla parete, tra le due chi ha subito il colpo maggiore ero io. Ci siamo guardate e messe a ridere, era una scena comica anche perché l’inquilino  del piano sentendo il rumore aveva aperto la porta e ci guardava arrabbiato perché lo avevamo disturbato, sapete era uno di quei tipi seri, goffi nei movimenti di una certa età, che ti guardano con una certa indifferenza; al suo apparire in simultanea “ ci scusi non volevamo” e giù a ridere di nuovo. Da quel momento ogni giorno ci davamo appuntamento alla stessa ora (da lei o me) per il nostro angolo chiacchiere con caffè. Lei era una donna di 50 anni, vedova, con due figli  e un lavoro come donna delle pulizie presso una famiglia, i figli di 18 e 20 anni non potendo studiare alla morte del padre avevano dovuto rimboccarsi le maniche e aiutare in casa. Nei nostri incontri mi raccontava della solarità del marito, della loro vita insieme e di come tutto sembrava superabile con lui accanto; un giorno all’improvviso il buio entrò nella sua casa, si svegliò una mattina e accanto a lei un posto vuoto, tumore fulminante fu la diagnosi in due mesi se lo portò via; disperazione vedevo nei suoi occhi nonostante erano passati 4 anni, raccontava mentre  lacrime le accarezzavano il viso, di quel vuoto e di quel senso di impotenza che ti assale, della paura del domani, di tanti perché e nessuna risposta del terrore di vivere e non farcela a sopravvivere, tante sensazioni una dietro l’altra … Un giorno mi guardò è mi disse i miei figli sono stati il mio appiglio, vivo per loro e sopporto ogni giorno il mio dolore per amore loro e di mio marito, le sue ultime parole: “Ti affido i nostri figli sii forte tu per loro, come io lo sono stato per voi.” Io le raccontavo i miei problemi e lei mi aiutava a capire e decidere, mi faceva ragionare mi trattava come un’altra figlia.  A Natale costruiva il presepe, perché era la passione del marito e la sera della vigilia accendeva una candela,  come faceva lui, per le persone care che non erano più con loro in segno d’amore e per dire voi nonostante tutto siete con noi.  Spesso parlavamo  della vita oltre la morte, se effettivamente ci sia qualcosa al di là dell’orizzonte, se il suo uomo era lì accanto a lei, se quei sogni che a volte si fanno così reali siano veri o solo frutto della nostra mente, eravamo ambedue incuriosite da questi argomenti, così un giorno mentre ne parlavamo ci facemmo una promessa, la prima che avrebbe oltrepassato la porta dell’eterno, sarebbe andata dall’altra a raccontargli cosa c’è e se è vero che la vita non finisce dentro quattro tavole o e solo l’inizio della “vera vita”. Un giorno iniziò a lamentarsi di un dolore alla gamba, più volte le dicevo vai dal medico e lei testarda come non poche, non è niente reumatismi, l’età, ma i dolori aumentavano così decise di farsi vedere; uscì di casa un pomeriggio di inizio primavera e non è  più tornata. Fu ricoverata d’urgenza e in una settimana,  una trombosi se la portò via. Il giorno prima ero andata a trovarla, felice di vedermi, mi strinse a se forte forte, come se sapesse che per noi era l’ultima volta, mi ringraziò della spremuta d’arancio che le avevo portato ( pensare che le odiasse), mi disse hai visto avevi ragione non era una cosa semplice, ora speriamo mi lascino uscire ho da fare tante cose e i miei figli, hanno bisogno di me; la tranquillizzai dicendogli certo, andrà tutto bene. Ma nell’attimo in cui la vidi capii che qualcosa non andava, aveva uno strano colorito, emanava un odore nauseante come di ( passatemi i termini cadavere vivente); restai poco e prima di andarmene mentre l’abbracciavo di nuovo mi sussurrò nell’orecchio:  ” Manterrò la promessa”. Lì per lì non feci caso alle sue parole, ma ben presto ne capii il significato.  La sera verso le 21:00 mi trovavo in camera mia, a letto, a guardare la televisione, quando  voltandomi verso la porta mi parve di vedere un’ombra grigia  entrare nella stanza, iniziai a tremare ed a urlare: “ no ti prego fuori fuori da qui lasciami in pace “. Fu una notte insonne per me, al mattino verso le 10:00, suonano alla porta, era la figlia della mia amica.
–    Sei sola in casa? –
–    Sì perché?
–    Mamma non c’è più…-
Mi pietrificai, la guardavo senza capire con quello sguardo perso in cerca di conforto, per dire che dici, l’ho vista ieri, non è possibile e viva non è vero non può essere vero mi abbracciò e iniziammo a piangere disperatamente, unimmo il nostro dolore e ci confortammo; poi piangendo disse che alle 21:00 ad un tratto il suo cuore si era fermato; a sentire le 21:00 sobbalzai, era l’orario in cui avevo visto quell’ombra, persi il controllo di me e urlando al cielo mi scusai e chiesi perdono per non aver capito; lei era venuta da me  voleva mantenere la promessa, ed io non avevo sognato o immaginato, quell’ombra era la mia amica…Dopo una settimana la sognai era su di un viale e c’era una strada dove migliaia di persone andavano verso un unico verso senza girarsi come ad inseguire qualcosa, frenetico era il loro passo e tra quei volti ne conobbi alcuni che erano morti da anni; la mia amica si avvicinò era accompagnata da una bambina con un abito bianco, capelli lunghi neri intrecciati, un cerchietto di rose bianche di stoffa sulla testa; discutevano sul fatto che che la bambina non poteva stare lì, che se l’avrebbero scoperta erano guai, ma lei non voleva andarsene; poi si girò verso di me con occhi tristi e pieni di lacrime:
–    Perché a me? Non doveva succedere, ancora avevo molte cose da fare, chi si occuperà dei miei figli? Aiutami a tornare!-
Cercai di farle capire che non era più possibile, che doveva accettare la sua situazione ed andare avanti, che poteva restare con i suoi figli guardandoli dal cielo e proteggendoli… Il mattino dopo mi svegliai, meravigliata del sogno che avevo fatto, perché era stato così reale, vero pensavo di averlo vissuto. Dopo  una settimana incontro, la figlia e gli racconto il sogno, lei mi disse che non era possibile che non conosceva una bambina così, ma si ripromise di chiedere alla zia. Il giorno dopo venne da me sbalordita, la mia descrizione coincideva con una zia della madre morta per tubercolosi all’età di 13 anni; restai esterrefatta da quella verità, non potevo crederci; mi vennero in mente le sue ultime parole: “ manterrò la promessa”, feci un movimento delle spalle come a scrollarmi di dosso quelle sensazioni  e non ci pensai più. Passarono tre anni circa ed io mi ero trasferita perdendo i contatti con i suoi figli; una notte lei ritorna da me, eravamo sedute intorno ad un tavolo rotondo, fuori dalla finestra una pioggia scrosciante, una candela illuminava la stanza, lei piangeva e continuava a ripetere lei si sposerà domani ed io non ci sarò, si sentirà sola, ti ricordi parlavamo del suo matrimonio sempre io e te e facevamo bei progetti, perché, perché non posso esserci. Mi svegliai di soprassalto, per il resto della notte restai a guardare il soffitto aspettando che sorgesse il sole. Dopo un mese ero in un supermercato ed incontro una signora che abitava nel mio vecchio palazzo, dopo i saluti classici mi dice che la figlia della mia amica si era sposata e non viveva più, chiesi la data, beh! Credeteci o no era esattamente il giorno dopo del mio sogno; iniziai sorridere e me ne andai …  Aveva mantenuto la promessa, con quelle sue visite mi voleva far capire che esiste qualcosa oltre l’orizzonte,  ma che noi non possiamo sapere ora, che c’è un legame invisibile tra qui e lì. Quando ho un problema guardo il cielo in cerca di un suo segno e mi rassereno, accendo anche io la candela la vigilia di Natale, perché lei sarà con me sempre ciao Stella.

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