Scopriamo Venezia

America’s Cup all’ Arsenale

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 \r\n\r\nÈ abbastanza bizzarro pensare  Piazza San Marco  con gli spalti sportivi, l’isola di San Giorgio Maggiore con le tribune modello calcio, il molo sud alle Bocche di porto di Lido come una curva allo stadio.\r\n\r\n\r\n

Eppure sará cosi a Venezia tra l’11 e il 20 maggio. Arriva l’America’s Cup riveduta e corretta, World Series, tanto da assomigliare alla Formula 1. Un evento sportivo da sballo. Pensate solo a queste grandi emozioni televisive:  le notti magiche di Azzurra trenta anni fa, o alle dirette mozzafiato e notturne via satellite per vedere il Moro di Venezia in lotta nelle acque californiane di San Diego contro America Cubed di Bill  Koch nel 1992. Secondo Alberto Sonino, veneziano e regatante, organizzatore del meeting lagunare, sono attese non meno di 100 mila persone. Un calcolo per difetto di 10 mila visitatori al giorno all’Arsenale di Venezia , finalmente restituito alla città e al mondo. Il Bacino di San Marco come uno stadium race, il Lido di San Nicolò come l’Anfiteatro Massimo. A giorni arriveranno 500 tra atleti e tecnici, ovvero lo staff di team e operatori ad occupare la ristrutturata Tesa 108, un capannone cinquecentesco messo a nuovo, e la Tesa 100 che sará la direzione operativa. La location vip per  gli AC45 sará l’antica torre di alberatura all’ingresso della porta d’acqua dell’Arsenale. AC45? Che sará mai? Sono i nuovi mostruosi catamarani lunghi 14 metri con ali rigide di 24 metri, capaci di viaggiare dai 3 ai 30 nodi in tutta sicurezza. All’equipaggio è richiesta una preparazione pazzesca. Le regate dureranno dai 25 ai 45 minuti, due i campi di gara: il Bacino di San Marco e il mare di fronte al Lido, molo sud di San Nicolò. Alle gare si potrà assistere o in barca o nelle motonavi messe a disposizione dall’Actv. Gare in flotta o in testa a testa. Poi gli spalti “naturali” delle dighe e di riva degli Schiavoni fino a San Marco. Paul Cayard, il mitico timoniere del Moro di Venezia, ha giá detto che lo spazio Serenissimo sembra studiato apposta per l’evento. Si penso anch’io che era dai tempi del Bucintoro che si attendeva una emozione di colori simile. La Coppa America è una manifestazione vecchia di 161 anni. Ha fatto fallire e arrabbiare miliardari e ricconi di ogni continente. Dal lord Lipton ( sì, sì quello del the) a Raul Gardini, primo italiano della storia a raggiungere la finale, dopo aver vinto la Vuitton Cup. Nel 1851 gli inglesi che studiavano bianchissime vele di lino ricamate a mano per non dare agli americani la soddisfazione della vittoria, proposero golette di 40 metri con 40 membri di equipaggio. Quando vinsero gli americani, si fecero le regole in casa. E nessuno li battè per 132 anni. Fu Australia 2 con la celebre ciglia mobile e segreta a farli fuori nel 1982. Qualche anno dopo entrarono in scena i catamarani con studi fatti dalla NASA. Le vele in carbonio presero il sopravvento e le tecnologie applicate furono sempre più sofisticate. Battere il dio Eolo è una faccenda complicata. Ora questo\r\nOlimpo scende a Venezia. La città si prepara. I soldi finora li hanno tirati fuori solo i privati (Consorzio Venezia Nuova e Società Thetis),  il Comune offre l’immagine di Venezia, i pantaloni della città (albergatori, esercenti, operatori turistici) stanno a guardare. Se faranno affari sará un atto dovuto. Pantalon de’ Bisognosi nelle commedie piange sempre il morto.

\r\ndi Maurizio Crovato

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