Scopriamo Venezia

Flagellanti e Fuori di Gusto

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 \r\n\r\nGUSTO in SCENA e FUORI di GUSTO, la bella kermesse di tre giorni a Venezia nella Scuola grande di San Giovanni Evangelista, con sottotitoli che non lasciavano dubbi: i magnifici vini e seduzioni di gola, mi hanno fatto un po’ sorridere e riflettere.\r\n\r\n\r\n

L’happening finale al cioccolato intrigante con il sale più ricercato, era locato nel vecchio cimitero della Scuola, dove i “battuti” o flagellanti venivano seppelliti. A fianco della vecchia chiesa. Eros e Tanatos, cioccolato e sale, buon vino e sacrificio della messa, dove il calice di vino fa la sua parte. La Scuola Grande, la più importante delle sei a Venezia, proprio quest’anno celebra i suoi 750 anni. Era una “fraternità di frari battuti” o “fraternitade de disiplina”, flagellanti appunto, che si frustavano la schiena per i peccati capitali. Tra questi la gola, ovvero l’amore per il gusto. È come se in un cimitero si celebrasse il rito del battesimo. I poveri confratelli sepolti si muoveranno nelle tombe. Eppure la scelta di convergere chef e sommelier, ricette e grandi vini, in un contenitore del genere, è una scelta felice. La cultura del luogo legata ai prodotti della terra. L’arte e il cibo. Due cose italiane che ci faranno sopravvivere alle crisi planetarie. Negli stand al piano superiore dove le tele del Tintoretto e del Tiepolo riempiono le pareti e i soffitti, c’era un tavolo riservato a dei produttori canadesi che si sono inventati il vino estratto dal succo d’acero. L’acero per intenderci è quello che appare nella bandiera del Canada. Era una bevanda sacra per gli indiani iroki. Dunque il sacro e il profano si sono sempre mescolati, senza imbarazzi. Dal succo di acero gli occidentali (tedeschi) della Bayer si inventarono oltre cento anni fa una delle più prodigiose e innocue medicine della storia: l’aspirina. Ho assaggiato il vino d’acero (non male, sembrava uno zibibbo con il gusto dell’aspirina) e una signora canadese con tratti indios mi guardava, per conoscere le mie reazioni. Era la responsabile dello stand. Embè? Embè cosa. “Non è una emozione bere sotto un Tiepolo!” Mi aveva fregato. Aveva ragione lei. Poi ho guardato attorno (sono arrivati quasi quattro mila sommelier). Bevevano e assaggiavano tutti dai calici senza avere la percezione della storia dell’arte ai fianchi. Forse non capivano perchè nella antica scuola dei flagellanti si beveva meglio. Il Tiepolo era sei metri sopra il cielo. Il cielo ti frega sempre. La conferma allo stand della Palestina (Palestina!). Niente politica nello stand ma un signore con gli occhi chiari che chiedeva se volevi gustare il vino di Gesù. Come si fa a non gustare il vino di Gesù? Lui, con la elle sempre maiuscola, lo sorseggiò l’ultima volta di giovedì. Giovedi anno 33 dc. Anche oggi ? giovedì. Il vino è frutto di una ricerca dei padri salesiani. Hanno cercato attorno a Gerusalemme le barbatelle antiche. Ogni profitto va in beneficenza. Questa i flagellanti sepolti nella antica scuola e incazzati per la sagra del gusto se la devono mettere via. La Scuola di San Giovanni Evangelista divenne famosa perchè un cavaliere crociato nel 1369 donò alla Confratenita una reliquia della Croce che da allora divenne miracolosa. Ci sol le tele di Gentile Bellini e di Vittore Capaccio che ne ricordano le processioni e i miracoli. Ora la Scuola Grande vuole ricordare i suoi 750 anni. Pensate che per colpa di Napoleone la Scuola venne chiusa e il Tiziano che c’era volò in Francia assieme ad altre opere. La Scuola risorse nel 1855 perché un tale, Gaspare Biondetti Crovato la riscattò dal governo austriaco che ne aveva fatto un deposito di armi. Ora meglio il formaggio parmigiano e il cabernet che i cannoni. E i flagellanti ripensandoci ci danno ragione.

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di Maurizio Crovato

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