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La maledizione di Cà Dario

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Cà Dario è un palazzo affacciato sul Canal Grande a Venezia. Ma oltre alla sua bellezza architettonica, l’edificio è famoso per la presunta maledizione che lo colpirebbe.

Una vecchia cortigiana decrepita piegata sotto la pompa dei suoi monili”, è così che Gabriele D’annunzio descriveva Ca’ Dario.

L’edificio venne commissionato all’architetto Pietro Lombardo nel 1479 da Giovanni Dario come dote nuziale per la propria figlia Marietta, promessa sposa di Vincenzo Barbaro, un ricco mercante di spezie proprietario dell’omonimo palazzo in Campo San Vio.

Giovanni Dario, un borghese di origini dalmate, svolgeva importanti mansioni per la Repubblica di Venezia: fu mercante, notaio della cancelleria ducale, segretario ducale e si guadagnò l’appellativo di salvatore della patria dopo che, nel 1479, riuscì a negoziare un accordo di pace con i turchi.

Il palazzo è visibilmente inclinato a causa di un assestamento delle fondamenta. La facciata asimmetrica, in pietra d’Istria, è riccamente decorata da marmi policromi disposti a medaglioni circolari ed è suddivisa in pianoterra e tre piani. Il corpo del palazzo è costruito in stile gotico fiorito, molto diffuso a Venezia, ma la facciata sul Canal Grande è chiaramente rinascimentale. Alla base dell’edificio è presente l’iscrizione VRBIS GENIO IOANNES DARIVS (latino: Giovanni Dario, in onore del genio della città). I camini, in tipico stile veneziano, sono fra i pochi esemplari originali dell’epoca sopravvissuti fino ad oggi. La balconata neogotica venne aggiunta nel XIX secolo.

Nel 1494, alla morte di Giovanni Dario, il palazzo venne ereditato da sua figlia Marietta e poi passò a Vincenzo Barbaro. La famiglia Barbaro rimase in possesso del palazzo fino all’inizio del XIX secolo, quando Alessandro Barbaro (1764-1839), membro dell’ultimo Consiglio dei Dieci della Repubblica di Venezia e consigliere aulico del Tribunale Supremo di Verona, vendette il palazzo ad Arbit Abdoll, un commerciante armeno di pietre preziose.

Ca’ Dario viene spesso descritta come uno dei palazzi più caratteristici di Venezia, spesso paragonato alla Ca’ d’Oro. La sua strana bellezza colpì l’interesse di John Ruskin, che ne descrisse le decorazioni marmoree con dovizia di particolari.

Il retro del palazzo, dipinto di rosso, si affaccia su Campiello Barbaro. Nel 1908 Claude Monet utilizzò Ca’ Dario come soggetto per una serie di dipinti tipicamente impressionisti: tutti dalla stessa prospettiva, ma con condizioni di luce diverse. Uno degli ultimi interventi di restauro, sistemazione e arredo degli interni è stato eseguito nel 1977 da Giorgio Pes, arredatore del film Il Gattopardo.

LA MALEDIZIONE

La bellezza architettonica di Ca’ Dario contrasta con la sua fama di palazzo maledetto, derivante dal tragico destino che ha accomunato molti dei suoi proprietari.

Secondo una presunta maledizione che graverebbe sulla casa, infatti, i proprietari di Ca’ Dario sarebbero destinati a finire sul lastrico o a morire di morte violenta.

Dopo la morte di Giovanni Dario la Casa passò nel 1494 alla figlia Marietta che aveva anni prima sposato il ricco Giacomo Barbaro: l’uomo d’affari subì un tracollo finanziario subito dopo e morì accoltellato. La donna, in seguito a questa crisi, morì suicidandosi. Vincenzo Barbaro, il figlio di Giacomo, venne invece trovato morto a Candia (Creta). Fu un agguato, e gli assassini non furono mai scoperti.

È nell’Ottocento, però, che Ca’ Dario costruisce per bene la sua pessima fama di casa maledetta. La famiglia Barbaro rimase in possesso del Palazzo Dario fino agli inizi del XIX secolo, per venderlo poi a Arbit Abdoll, un commerciante armeno di pietre preziose. L’uomo non ebbe molto tempo per godersi la nuova abitazione, poiché presto la sua attività fallì miseramente e morì subito dopo.

Radon Brown, studioso inglese che acquistò l’edificio, fu uno degli sfortunati che morì misteriosamente insieme al suo compagno. Si pensò al suicidio.

L’americano Charles Briggs, fuggito in Italia con il suo amante perché negli Stati Uniti l’omosessualità era fuorilegge, non ebbe vita lunga una volta giunto a Venezia e acquistata Ca’ Dario: si suicidò con il proprio amante

T.ra il 1899 e il 1901 il poeta francese Henry De Regnier visse da ospite all’interno del Palazzo, fino al sopraggiungere di grave malattiva che pose termine ai suoi soggiorni veneziani.

Agli inizi degli anni Settanta l’edificio venne acquistato da Filippo Giordano delle Lanze. Anche lui subì una tragica fine, ucciso dall’amante, un diciottenne che gli spaccò una statuetta sulla testa. Il ragazzo fuggì a Londra ma morì a sua volta per mano di sconosciuti.

Christopher “Kit” Lambert, manager del gruppo rock The Who, acquistò Ca’ Dario e morì cadendo dalle scale. Si ipotizzò, anche in questo caso, il suicidio.

Fabrizio Ferrari, un manager veneziano, acquistò e si trasferì a Ca’ Dario agli inizi degli anni ’80. Ben presto ebbe un tracollo economico, mentre sua sorella Nicoletta morì in un incidente d’auto senza testimoni, a pochi metri dalla propria auto capovolta.

Poco più di vent’anni fa Raul Gardini acquistò il palazzo per farne dono alla figlia. Fu poco dopo coinvolto in numerosi scandali finanziari e subì pesanti perdite. Morì anch’egli suicida, sparandosi, in circostanze poco chiare: fu trovato morto nella sua casa di Milano, il 23 luglio 1993.

Ma Ca’ Dario colpisce anche a distanza. L’illustre tenore Mario Del Monaco si schiantò con l’auto mentre stava andando a stilare l’atto per l’acquisto della casa. Sopravvisse allo schianto ma dovette abbandonare per sempre il palco: la sua carriera era morta. Si racconta che in ambulanza, con voce strozzata, abbia detto al segretario che era con lui: “Sbrega quele carte” (distruggi il contratto).

Agli inizi del 2000 anche il regista Woody Allen era interessato all’acquisto della Casa che Uccide, ma lasciò perdere.

Dopo la morte di Gardini nessuno volle più comprare Ca’ Dario, al punto che la prima società di intermediazione che aveva ricevuto il mandato per la vendita si arrese e rimise l’incarico.

Nel 2002, una settimana dopo aver affittato Ca’ Dario per una vacanza a Venezia, il bassista John Entwistle morì di infarto.

Nel 2006 la proprietà passò ad una società americana rappresentante un acquirente che preferisce rimanere ignoto ed è attualmente sotto restauro.

Per molti la maledizione del palazzo è solo una leggenda, ma una curiosa coincidenza potrebbe spiegare il mistero: sul portone acqueo del palazzo a fianco a Ca’Dario, c’è un Talismano mistico che servirebbe al allontanare le negatività. Si dice anche che il palazzo fu costruito su un cimitero dei templari.  Si sono dette molte cose su questo palazzo e secondo alcuni sarebbe abitato anche da fantasmi, tra i quali, quelli degli sventurati proprietari.

Leggenda, fatalità o reltà. Cà Dario resta avvolto in un alone di mistero che ogni volta che ci passi di fianco ti fa abbassare lo sguardo.

La bellezza e la tragicità ci guardano dalle acque del Canal Grande.

 

Di Giorgia Zatta

 

Fonti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Ca%27_Dario

http://www.latelanera.com/misteriefolclore/misteriefolclore.asp?id=137

 

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