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La Storia della Gondola

Gondole a S.Marco Copia

La gondola è un’imbarcazione tipica della laguna di Venezia. Chi di voi venendo in questa città non ne ha mai vista una? Agile, snella solca i canali tra palazzi e ponti.

Un pezzo di storia che resiste alle acque della laguna, famosa tra le coppie che la scelgono come mezzo per un tour romantico della città.

Ma quali sono le origini e la storia della gondola?

IL TERMINE GONDOLA

etimologia del suo nome è incerta, forse da un incrocio tra il verbo dondolare e il Greco medioevale kondura, barca a coda corta – le gondole antiche in effetti avevano la poppa assai meno slanciata delle attuali – o forse dal latino cunula, culla.

LA COSTRUZIONE DELLA GONDOLA

La gondola è composta da 280 diversi pezzi, fabbricati con varie essenze di legname, 8 per la precisione. La sua costruzione richiede solitamente più di un anno.Un tempo veniva costruita e ricoverata in rimessaggio in piccoli cantieri detti squèri come ad esempio lo squero di San Trovaso.

Lunga all’incirca 11 metri e di caratteristica forma asimmetrica, con il lato sinistro più largo del destro, può essere condotta da uno a quattro rematori che vogano alla veneta, cioè in piedi e rivolti verso la prua, e con un solo remo (distinguendosi cosi dalla voga “alla valesana”).

Il lungo remo è manovrato appoggiandolo ad una sorta di scalmo libero denominato fórcola, che si inserisce nel suo apposito alloggiamento e viene sfilato dopo l’uso.

L’asimmetria serve a semplificare la conduzione a un solo remo. La molto accentuata asimmetria delle gondole attuali è comunque di introduzione piuttosto recente: progetti della fine dell’Ottocento dimostrano che, all’epoca, la forma era solo marginalmente asimmetrica.

Il ferro di poppa, molto più piccolo di quello di prua e con funzioni principalmente di protezione dagli urti, è detto rìsso.

Alcune gondole (in voga nell’Ottocento, ora quasi scomparse) presentano una sorta di cabina (chiamata “felze”) a protezione dei passeggeri.

Malgrado la considerevole lunghezza, la gondola è estremamente maneggevole, grazie al fondo piatto e alla ridotta porzione di scafo immersa, e può essere manovrata anche in spazi angusti. Le manovre richiedono però una notevole abilità da parte del conduttore, detto gondoliere, che deve essere dotato di un senso dell’equilibrio molto sviluppato in quanto la posizione di voga all’estremità della poppa è assai instabile. Per evitare scontri, vi è l’usanza di avvertire alla voce quando si svolta in un rio stretto e i tipici richiami (òhe) sono divenuti un elemento caratteristico della città.

IL FERRO DI PRUA

Il tipico pettine o ferro di prua (in veneziano fero da próva o dolfin) ha lo scopo di proteggere la prua da eventuali collisioni ed anche come abbellimento. La sua forma ha tradizionalmente il significato di rappresentare i sei sestieri di Venezia (i sei denti rivolti in avanti), la Giudecca (il dente rivolto all’indietro) e il cappello del Doge, l’archetto sopra il dente più alto del pettine rappresenta il Ponte di Rialto, infine, la “S” che parte dal punto più alto per arrivare al punto più basso del ferro rappresenta il Canal Grande. In quello di alcune gondole di recente costruzione sono presenti anche tre rifiniture – una sorta di ricami detti foglie posti tra le sei barrette anteriori – che rappresentano le tre isole più importanti tra quelle delle laguna veneta, ovvero le isole di Murano, Burano e Torcello.

L’EVOLUZIONE STORICA DELLA GONDOLA

La forma della gondola si è venuta definendo progressivamente nel corso del tempo. Le rappresentazioni pittoriche risalenti al XV-XVI secolo mostrano un’imbarcazione notevolmente differente da quella attuale. Nel quadro Miracolo della Croce caduta nel canale di San Lorenzo di Gentile Bellini, databile al 1500, le gondole appaiono più corte, più larghe e meno slanciate di quelle attuali e soprattutto prive di asimmetrie. La coperta di prua e quella di poppa, dove si posiziona il gondoliere, sono piatte e molto basse rispetto al pelo dell’acqua. I ferri, sia a prua che a poppa, sono costituiti da due brevi e sottili astine metalliche. La forcola del rematore appare piatta ed essenziale, priva di gomiti.

Il primo documento che cita la gondola è un privilegio dogale a favore dei Loredani del doge Vitale Falier del 1094: Gondulam vero nullam nobis nisi libera voluntate vostra factura estis.

Fu solo tra il 1600 e il 1700 che la fisionomia della gondola, utilizzata sempre più per il trasporto privato di rappresentanza, si avvicinò a quella attuale. In questo arco di tempo, la lunghezza dello scafo aumenta e anche i ferri, soprattutto quello di prua, assumono dimensioni sempre maggiori, più grandi rispetto a quelli attuali, con un carattere ornamentale sempre più spinto. La poppa si stringe e inizia ad alzarsi rispetto al pelo dell’acqua. Le coperte di poppa e di prua perdono la forma piatta per diventare spioventi e a poppa viene aggiunta una piccola pedana di appoggio per garantire l’equilibrio del gondoliere. Anche la forcola assume la sua caratteristica forma a gomito. Lo scafo tuttavia mantiene ancora una sostanziale simmetria.

Nel corso dell’Ottocento, la poppa e, in misura minore, la prua si alzano ancora rispetto al pelo dell’acqua, per migliorare la manovrabilità dello scafo, la cui lunghezza si assesta definitivamente attorno agli 11 metri. Si introduce anche una prima leggerissima asimmetria, che viene accentuata in modo deciso solo all’inizio del Novecento, sempre per esigenze di manovrabilità, così come sia la prua che la poppa vengono alzate ulteriormente. Lo scafo si snellisce leggermente e cambiano anche le dimensioni del ferro di prua, che vengono ridotte per ottenere il bilanciamento ottimale rispetto alle mutate proporzioni.

Le famiglie nobili possedevano una o più gondole de casàda con cui si facevano trasportare per affari o diporto. I cosiddetti freschi, occasioni di incontro e mondanità, erano vere e proprie passeggiate in barca che si svolgevano per la città. Questa abitudine dette origine anche ad un genere musicale, la cosiddetta canzone da batèlo, che ebbe il suo massimo fulgore nel Settecento ma che ancora oggi è molto praticata a scopi turistici.

La corporazione dei gondolieri è stata sempre governata da uno statuto, detto Mariègola, in cui si stabilivano i doveri degli appartenenti. Dagli atti della corporazione è possibile desumere una serie di interessanti notizie, sia tecniche che economiche. Ad esempio è documentato che alla metà del Settecento le gondole a Venezia fossero all’incirca millecinquecento.
 
Attualmente le gondole sono imbarcazioni aperte ma, sino ai primi anni del Novecento, erano dotate di una cabina smontabile detta fèlze.

Quando Venezia era una città con un numero di abitanti molto più elevato dell’attuale e non erano stati realizzati i cospicui interramenti dei rii (avvenuti in epoca ottocentesca) la gondola costituiva il mezzo di trasporto per eccellenza. Le permanenze a bordo potevano quindi essere piuttosto lunghe e, con il clima invernale veneziano, la copertura del fèlze consentiva una certa confortevolezza e intimità.

IL COLORE NERO

Il tradizionale colore nero dell’imbarcazione è dovuto all’origine per l’uso consueto della pece come impermeabilizzante dello scafo (come tutte le imbarcazioni veneziane e lagunari) e in seguito esteso a tutta la barca come conseguenza dei decreti suntuari del Senato veneziano e dei Provveditori alle Pompe – a partire dal 1609 – volti a limitare l’eccessivo sfarzo nella decorazione delle gondole, anticamente coperte di stoffe preziose e dorature; del resto il nero è sempre stato considerato un colore elegante, e quindi adatto ad un mezzo di trasporto signorile (come le carrozze ottocentesche) mentre all’epoca il colore del lutto era il pavonazzo, un azzurro cupo e molto scuro.

UN LENTO DECLINO?
Nel 1580 si potevano contare circa 10.000 gondole, oggi in laguna non se ne contano più di 500. La gondola è una parte importante di Venezia: ne è il simbolo, l’essenza. Le barche a motore l’hanno oscurata.
Ora quando guarderete questi piccoli gioielli che solcano la laguna ricorderete la loro storia, il loro significato e la loro importanza.
Non c’è Vnezia senza gondola e non c’è gondola senza Venezia.

Di Giorgia Zatta

Fonti: http://www.csi-multimedia.it/IT/www.csi-multimedia.it#ixzz2TqA4aNN4
http://it.wikipedia.org/wiki/Gondola
http://www.veneziasi.it/it/curiosita-venezia/gondola-veneziana.html

 

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