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Poveglia

Poveglia 2

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\r\nAi sogni basta crederci e qualche volta provarci. L’Associazione “Poveglia per tutti” adesso ci prova seriamente.\r\n\r\n\r\n\r\nSono due le offerte ufficiali pervenute al Demanio per l’acquisizione dell’isola della laguna nord, otto ettari, un passato ricco di storia e un presente povero con l’abbandono dell’ex ospedale marittimo sanitario nel 1968.\r\n

Oltre alla associazione nata spontaneamente alla Giudecca, c’è un’offerta di un misterioso imprenditore che ha messo sul tavolo 513 mila euro.

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L’obiettivo più o meno palesato è quello del solito albergo di lusso che ai veneziani doc fa venire il prurito dell’usurpazione territoriale. Ora ci sono tre giorni di tempo e poi a partire dal 13 maggio partirà l’asta telematica con tempi e rilanci precisi.  Cinque minuti di tempo per il rilancio minimo di mille euro. Poi un fragoroso silenzio assegnerà l’isola all’ultima offerta.

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Al Demanio però l’ultimissima parola.

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Sono quasi duemila i sottoscrittori delle “quote” popolari. Molti dei 99 euro dell’iscrizione sono pervenuti dall’estero e perfino il New York Time ha dedicato un reportage su questo ultimo sussulto di orgoglio dei veneziani. Piace al mondo l’idea di un Davide      contro Golia, di un piccolo sogno romantico contro le grandi speculazioni finanziarie.

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La storia degli ultimi 40 anni di Poveglia è fatta di progetti arenati. Negli anni ottanta ci provarono sia il Cts (Centro turistico studentesco) con sede a Roma, che il Touring Club con sede a Milano. Entrambi questi enti morali, senza finalità di lucro, presentarono progetti di recupero per un turismo sostenibile e sociale con centro velico, ma chiedevano al Comune di Venezia l’accollo delle spese di restauro e di urbanizzazione. Solo per portare acqua e gas ci volevano migliaia di euro. Il Magistrato alle acque tramite il Consorzio Venezia Nuova ha provveduto al ripristino delle rive e al restauro dell’ottagono polveriera. Poi il nulla. Un imprenditore del Lido, noto per la suo iper attivismo immobiliare ci aveva messo lo zampino. Ma niente.

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L’isola è in una posizione strategica, di fronte Malamocco, a due passi (in barca a remi) dalla bocca di porto tra Lido e Pellestrina. Dopo l’abbandono fu un contadino di Ca Savio, tale Scarpi, a presidiare l’isola coltivando carciofi e pesche. I terreni di Poveglia si prestano all’agricoltura, ha un canale interno, molto verde. Nel 1845 l’Amministrazione austriaca decise di trasferire il presidio marittimo sanitario (nome che sostitutiva il termine desueto di lazzaretto) da quello Vecchio (che sarà trasformato in deposito di polveri da sparo) a Poveglia. L’isola con il suo campanile cinquecentesco di San Vitale, garantiva il faro proprio davanti all’unica bocca di porto diventata accessibile. Le altre due ormai avevano i fondali troppo bassi (al Lido la profondità non superava il metro e mezzo!).

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Poveglia é antichissima. Una comunità con centinaia di abitanti. Nel Basso Medioevo seconda solo alla comunità rialtina. Qualcosa restava del passato se pensiamo che per antichi privilegi agli abitanti di Poveglia era concesso di portare a remi il doge con il Bucintoro. Secondo gli studi dell’archeologo Tito Canal, in epoca romana passava la via Popilia e la foce vecchia del fiume Brenta in una situazione geologica più terrafermiera che insulare. Di sicuro portuale.

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Largo quindi ai sogni. Il riscatto di Poveglia dipende da noi, veneziani nell’animo e non solo per diritto di cittadinanza.

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di Maurizio Crovato

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