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La memoria dei sensi … ( 1 )

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Un nuova, intimista e coinvolgente storia donataci da una grande scrittrice. Marisole Schoppen è una donna che sa percepire l’essenza maschile e ne parla con semplicità e schiettezza.

Questo racconto è il dialogo con se stesso di un uomo in crisi coniugale, filtrato dalla sensibilità femminile che lo fa proprio, lo studia e lo espone, per farci capire come anche l’animo maschile sappia esprimere un tormento intimo, che la donna deve interpretare e far proprio per viverlo e condividerlo con lui.
Marisole lo fa con un linguggio che ci aiuta a capire la vera essenza del rapporto fra un uomo e una donna, spiegando in modo diretto e senza metafore l’amore, i ricordi, il sesso, la gioia ed i sentimenti più puri di cui gli uomini spesso non sono ritenuti capaci.
Il tormento ed il ricordo dei momenti felici in un racconto che proponiamo diviso in tre parti da leggere, capire, godere ed assaporare con l’emozione della sua autrice .

Traduzione di Max Veneziano

Racconto

“Se vuoi, qui c’è un letto in più”.
Fabrizio rilesse l’sms che aveva appena inviato e poi meccanicamente cliccò sul tasto cancella, come era sua abitudine quando inviava i rari messaggi alla moglie. Da oltre un anno – quando i rapporti avevano cominciato a degradarsi fino a divenire quasi due estranei – le loro comunicazioni erano limitate a scarni messaggi di poche parole attraverso il cellulare ed erano quasi sempre l’occasione per   gettare nuova benzina sul fuoco.
La casa grande in cui vivevano con i due figli offriva ad entrambi la possibilità di non dover aggiungere ai loro problemi anche quello della separazione. Dormivano in camere separate a due piani diversi e le occasioni di contatto erano limitate a sporadici incontri in cui si guardavano in cagnesco senza parlarsi.
*  *  *
Elena era stata una bella ragazza che Fabrizio aveva conosciuto e corteggiato. All’inizio era stato attratto dal fisico prorompente; man mano che la frequentava insieme alla compagnia e cominciava a conoscerla, era stato intrigato dalla sua capacità di rendersi interessante dosando, con la sapienza propria delle donne, la femminilità che permeava il suo corpo e l’apparente ingenuità con cui attraeva i ragazzi senza farlo sembrare un invito a farsi avanti.
Dopo il matrimonio erano trascorsi sette anni in cui avevano inutilmente cercato di avere figli, al punto da far sembrare che Elena si fosse rassegnata.
La loro vita matrimoniale procedeva serenamente, anche se Fabrizio provava un velo di delusione da quando si era reso conto che la carica erotica di cui riteneva dotata la giovane moglie, in realtà non andava oltre i rapporti che comunemente si pensa che abbiano le persone cosiddette ‘normali’. Insomma, Fabrizio, nella sua immaginazione pre-matrimoniale, l’aveva ritenuta capace di fantasie sessuali che Elena invece non mostrava di avere. Per carità, nulla di cui accusarla, anzi. E ciò che lui desiderava, ma che regolarmente non si realizzava, non era tale da attenuare i sentimenti che provava per lei.
Fabrizio ci aveva pensato spesso. Il suo cruccio maggiore non era tanto il rifiuto della moglie per certe sue attenzioni, quanto il dubbio che dietro a quei dinieghi ci fosse la volontà di Elena di non andare oltre al comune rapporto coniugale, che inevitabilmente si svolgeva nel letto e seguiva un copione che non variava mai.
Elena era dolce e innamorata, stuzzicava i desideri di Fabrizio e non si negava mai a lui. Ma era passiva e prevenuta, non prendeva mai l’iniziativa e soprattutto non creava mai occasioni di diversivo. Ecco cosa cercava Fabrizio: occasioni. Occasioni di stare insieme e poter dare e ricevere piacere dal corpo di lei senza che questo fosse solo una conseguenza del trovarsi sotto le lenzuola.
Lui era certo di non averla mai spaventata con richieste eccessive: mai nulla che potesse coinvolgere cose o situazioni che neppure lui cercava. Gli interessava sua moglie Elena, ma voleva raggiungere con lei il massimo dell’intimità senza che fosse necessario chiederlo.
Gli sarebbe piaciuto che lei ogni tanto prendesse qualche iniziativa, magari presentandosi a lui – quando si trovavano in casa la sera dopo il lavoro – con abbigliamento stuzzicante; o cominciando, lei per prima, ad invitarlo sfiorandolo, toccandolo, mostrando che lo desiderava e che voleva fare l’amore con lui. Invece no, questo non accadeva mai. Se lui prendeva l’iniziativa, lei non si sottraeva, anzi era sempre ben disposta a seguirlo, e questo dava molto fastidio a Fabrizio. Perché, se piaceva anche a lei – e di sicuro sapeva quanto le piacesse – non riusciva a farle capire che un uomo ha bisogno che la sua donna lo cerchi fisicamente? Insomma, voleva che lei “lo facesse” e non si lasciasse solo “fare da lui”.
Perdipiù, quando lui cercava di accennare il discorso in modo che lei non si sentisse accusata, la risposta era inevitabilmente un “lo sai che non è vero” accompagnato da un disarmante sorriso da gattina che gli faceva un effetto provocante. E lui lasciava perdere. Sempre.
*  *  *
Mentre premeva i tasti sul cellulare, si chiedeva perché mai stesse mandando quel messaggio alla moglie. Negli ultimi tempi – probabilmente perché l’estate lo rendeva un pò meno litigioso – ogni tanto i rapporti erano meno tesi. Continuavano a non avere alcun tipo di dialogo, ma se si incontravano in corridoio o sulle scale, Fabrizio non si trovava ogni volta a pensare che lei fosse pronta ad incendiare gli animi con qualche pretesto.
Comunque terminò la frase e si affrettò a premere ‘invio’ senza rileggere, ben sapendo che forse, se l’avesse fatto, non lo avrebbe più spedito.
*  *  *
Elena, un po’ per l’età, un po’ per il lavoro che la teneva fuori di casa dalla mattina presto alla sera, appariva agli occhi di Fabrizio per quello che era: una donna non più giovane che ormai non si curava troppo del proprio aspetto fisico. Lui ne capiva le ragioni, e ben sapeva che nulla avrebbe potuto dire, essendo lui stesso nelle medesime condizioni. Ogni passaggio davanti allo specchio appena fuori dalla sua camera glie lo rammentava. Restava il fatto che a sua moglie erano venute meno le ragioni per rendersi ancora attraente ai suoi occhi. Quasi sempre.
Eppure c’erano momenti in cui qualcosa cambiava. Non sapeva bene cosa; talvolta aveva anche pensato che avesse un altro. Del resto, l’anno e mezzo in cui non avevano fatto l’amore mostrava inequivocabilmente  che lei non provava alcun desiderio fisico verso di lui. Questo lo infastidiva, ma non lo faceva ingelosire nel vero senso della parola. Sapeva bene che le donne, più che gli uomini, sanno e possono restare anche per lunghi periodi senza avere rapporti fisici. Come sapeva altrettanto bene che le donne sanno tradire senza che l’uomo se ne accorga; quindi non si poneva troppo la questione se lei realmente lo tradisse o meno.
Però questo non toglieva il disappunto, o meglio il profondo fastidio, che provava nell’accorgersi che Elena non mostrava mai alcun tipo di reazione nei suoi confronti. E non era possibile che lei non facesse lo stesso ragionamento su tale necessità: che per gli uomini è fisiologica e non solo mentale.
Nulla, lei non aveva mai mostrato interesse, curiosità, al limite una frecciatina, neppure nei momenti di maggior tensione, su come lui affrontasse tale problema. Forse lei sapeva fingere più di quanto lui sospettasse, chissà.
L’idea più ricorrente era che ad Elena non importasse più nulla di lui. Era proprio questo che gli dava fastidio. Probabilmente, forse, chissà. La conclusione, che gli rodeva dentro, era sempre la stessa: dover ammettere che lui l’amava ancora.
Non la sopportava, soprattutto perché lei faceva l’impossibile per rendersi insopportabile. Però l’amava. E talvolta la desiderava ancora. E la cosa che più lo sconvolgeva era che i momenti – per fortuna rari – in cui la desiderava, erano quelli durante i quali discutevano; non gridando o sbranandosi come fanno di solito marito e moglie quando litigano, ma con silenzi, frasi buttate là proprio per fare del male, per ferire l’altro, con l’odio sulla lingua.
E in quei momenti lui non guardava il viso della donna che lo stava disprezzando con il silenzio e con lo sguardo che si assume verso un estraneo quando gli si vuol far capire quanto poco ci importi di lui. No. I suoi occhi cadevano inevitabilmente sul suo seno, quelle tette grosse e non più sode come quando era giovane.
E in quei momenti avrebbe voluto spiazzarla.
“Due piccioni con una fava”, – pensava – “la sfioro, sento il morbido della sua carne e contemporaneamente le mostro il mio disprezzo nel modo più fastidioso per una donna, facendola sentire un semplice oggetto sessuale”. Ma per fortuna non era mai riuscito a farlo.
Metterle una mano nella scollatura non sarebbe stato un problema; ma il desiderio di farlo non era abbastanza forte per vincere la disonestà che percepiva in quel gesto.
*  *  *
C’erano delle occasioni in cui anche lei sentiva la necessità di coltivare la propria femminilità, indipendentemente da quelle con l’amante, vero o presunto che fosse: quando i figli invitavano a casa i rispettivi fidanzatini. Per carità, ragazzi e ragazze giovanissimi, nulla di peccaminoso. Almeno di questo era sicuro Fabrizio.
Quel giorno i due figli, maschio e femmina, li avevano invitati a trascorrere la giornata a casa loro, e Fabrizio aveva notato che Elena era particolarmente curata. Forse era solo il desiderio di apparire quello che ormai aveva poche occasioni di essere: una donna piacente che forse cerca il consenso o la conferma di essere ancora giovane ed interessante, non necessariamente di natura sessuale. Ed il suo affaccendarsi per preparare la cena, la tavola e qualche attenzione in più per i ragazzi, era curiosamente accompagnata da un abbigliamento e da svolazzamenti nei movimenti che non erano consueti in lei; non quando era a casa e sbrigava le normali faccende familiari. Fabrizio aveva avuto anche la sensazione che quel bottone della camicetta slacciato, da cui si poteva intravvedere il pizzo nero del reggiseno, non fosse del tutto casuale. Di sicuro, il seno prorompente di Elena non passava abitualmente inosservato, né tantomeno poteva farlo se, volutamente o meno, fosse evidenziato da quel vezzo di femminilità. Era molto tempo che lui non aveva l’occasione di veder nuda sua moglie. La cosa che lo aveva sempre eccitato non era tanto il fatto di vederla spogliata a letto, quanto l’occasione di vederne le fattezze e di godere della femminilità del suo corpo in momenti in cui non era quella la sua intenzione.

*  *  *
Fine prima parte

La seconda parte verrà pubblicata sabato 19 Novembre 2011 e la Terza domenica 20 Novembre 2011

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