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La new beat generation di John Fante

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La new beat generation di John Fante , di Giorgio Girace

“Questo mondo trabocca di cose che tu non sai dirmi” è grosso modo ciò che John Fante diceva a sé stesso.

E mentre la sua anima riflessa sulla pioggia si contorceva in poliedriche sfaccettature, inconsapevole impersonava in questa riflessione un po’ tutti noi. La sua vita in gioventù non fu facile o meglio quella di Arturo Bandini, il suo principale alter ego. Desolatamente squattrinato, condannato a mangiare arance per sopravvivere, il personaggio sviscera la sua drammatica consistenza che ci strangola in una avvincente consapevolezza.

E se fossimo noi al suo posto? Potremmo sopravvivere? Egli conta i centesimi e i topolini suoi amici, noi potremmo fare altrettanto? Bandini sopravvive per poter scrivere, noi per farci del male. Illusorio è il suo mondo. Centimetri su centimetri gusta i pochi metri quadri che dispone in una megalopoli come Los Angeles, sopravvive sull’asfalto bagnato, si innamora di donne sbagliate, si nutre di disattenzione e di disprezzo, ma dentro di lui tutto è pacifico e negli altri ci vede, nonostante tutto, del buono.

Tutti abbiamo un lato buono, ma gli altri sanno coglierlo? Arturo Bandini è un illuso, con un piccolo racconto pubblicato ”Il cane rise” crede di essere popolare e obbliga il salumaio e l’affittacamere ad accettare il suo scritto con dedica, ma questi ultimi lo snobbano, le donne normali lo snobbano. Chi non lo snobba sono i topolini che scorrazzano nella sua stanza in cerca di cibo. Ma egli, Bandini, è, come detto, intrinsecamente pacifico. Io dico una cosa, a chi ascolta: rendiamo pacifici anche noi stessi, nutriamo i topolini, accontentiamoci di poco e assaporiamo anche le inconsistenze.

La new beat generation è nuovamente alle porte e porterà tante arance da sbucciare ad ognuno di noi.

 

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