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La passione della Regata per Sir Peter Blake

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Navigando in internet sulle tracce dell’America’s Cup mi sono imbattuta nella prefazione del libro “Luna Rossa” di Luca Bontempelli e Carlo Borlenghi (Prada America’s Cup, 2000 Editore) scritta dal leggendario velista Sir Peter Blake.

Le parole che leggerete sono la quintessenza della vela, della sfida, della regata. Penso non serva altro per capire la forza e la passione di questi uomini che hanno la navigazione e la competizione nel sangue.

“La Coppa America è un trofeo molto ambito, ma che di rado ha cambiato mano in 150 anni.
Questo non è uno sport per deboli di cuore. Non è impresa da prendere alla leggera o per capriccio. E’ una lotta tra velisti di Yacht Club sparsi nel mondo che vogliono disperatamente la stessa cosa: mettere le mani sulla Coppa.
Il prestigio per il vincitore vale più di qualsiasi altro riconoscimento sportivo. E’ proprio vincere l’invincibile e fare l’impossibile che affascina uomini di mare, sognatori e miliardari. Ma la vittoria non arriva facilmente.
Anzi, il più delle volte non arriva affatto. L’unico modo per vincere è continuare a partecipare, continuare a tornare, una volta dopo l’altra, con l’intimo convincimento di potercela fare.
Esitare dopo il primo tentativo non fa parte delle regole del gioco.
Ci vogliono persone straordinarie, con una motivazione ferrea, grande esperienza, attenzione per i particolari e dedizione incondizionata. E’ un gioco in cui, per quanto tu ti possa impegnare, per quanto tu possa essere motivato, per quanto tu possa essere disposto a spendere, la vittoria non è mai garantita.
Per alcuni diventa una specie di droga.
E’ un gioco che puoi arrivare a odiare profondamente, salvo poi scoprire che non puoi farne a meno, finché non vinci.
Poi avviene la metamorfosi, o almeno è quanto è successo a me. L’aver fatto parte di un equipaggio che è riuscito a conquistare una volta la coppa America e a difenderla con successo mi ha liberato da quella terribile stretta alla bocca dello stomaco. Sono appagato. Sono guarito. Dormo bene la notte e faccio altri sogni. Nuove passioni stanno nascendo in me. Ma sia ben chiaro: gareggiare per la coppa America è un gioco di passione, di sogni, dove in ogni momento di veglia (e di sonno) si ha sempre un solo e unico pensiero, quello di vincere, ma la vittoria è incerta fino a quando non la ottieni.
La delusione e il disappunto fanno male anche quando sono gli altri a soffrirne, figuriamoci quando li sperimenti sulla tua pelle.
Continui a chiederti “come?” e “perché?” per intere settimane, fino a quando non raggiungi la determinazione di doverci riprovare per non ripetere lo stesso errore, per fare meglio di prima, per essere migliore del resto del mondo, per essere il Migliore. E allora l’ansia si trasforma di nuovo in sogno e passione. Il pensiero di vincere non ti abbandona mai, ma è meglio lasciarlo da parte e concentrarsi su un nuovo obiettivo: essere il migliore, in tutti gli aspetti della nuova sfida.
Nulla può essere lasciato al caso, nemmeno il più piccolo dettaglio. Ma questo non succede solo perché sei tu a volerlo. Ci vuole un team di persone eccezionali, che condividano lo stesso sogno e la stessa passione e che non abbiano paura neppure del pronostico più sfavorevole. E’ la difficoltà della sfida che mette in moto l’adrenalina nelle vene infiacchite dalla delusione patita in precedenza.
E’ la difficoltà di vincere che rende la Coppa America ciò che è.
Non è un gioco per ammiragli da salotto.
Non è un gioco per chi non è disposto a tornare.
Non è un gioco per chi è debole di cuore.
E’ il gioco per chi non ha paura di contrapporsi a quanto di meglio il resto del mondo ha da offrire.
E’ un gioco dove vincere è quasi impossibile, quasi, ma non del tutto.
Ed ecco perché vale la pena di battersi. E’ la difficoltà che da un significato a qualsiasi lotta.
E’ l’essenza stessa della vita.
Agli uomini del team Prada, le cui avventure sono narrate in questo libro, voglio dire: ho ammirato la vostra sportività, la vostra tenacia e il vostro entusiasmo per la vita. Avete dato un’immagine molto positiva del vostro paese. I vostri connazionali saranno fieri di voi.
Questa volta non avete vinto, ma di sicuro non avete perso. Perdi quando ti viene a mancare il coraggio per tornare. Non vincere fa parte del processo di apprendimento che porta al successo.
Per la sfida del 2003, vi auguro grande fortuna. Perché è anche una questione di fortuna. Ma non sarà facile.
Le cose belle non lo sono mai”
Peter Blake

Sir Peter Blake fu un velista di fama internazionale, diventato famoso a livello globale nel 1995, quando aveva guidato Team New Zealand alla conquista della Coppa America a San Diego.
Appassionato all’inizio di sfide oceaniche, terminata quella fatica, Sir Peter Blake entrò a far parte del team neozelandese che nel 1992 sfidò gli statunitensi nell’America’s Cup, ma quella prima esperienza si infranse contro Il Moro di Venezia nella finale della Louis Vuitton Cup.
Nel 1995, alla testa di un sindacato battezzato Team New Zealand e forte di un timoniere come Russell Coutts, Blake annientò la concorrenza e superò il team di Dennis Conner in finale con un cinque a zero che non ammetteva repliche.
Dopo cinque anni, nel 2000, il team guidato da Blake fu il primo non statunitense ad organizzare una difesa vincente in oltre centocinquanta anni di storia della manifestazione.
Sir Peter Blake fu assassinato nel 2001 a bordo del suo Seamaster per mano di un gruppo di pirati al termine di una spedizione in Amazzonia tesa a verificare i mutamenti del clima per conto delle Nazioni Unite.

 

di Giorgia Zatta  

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