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La Vita oltre l’angolo

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” LA VITA OLTRE  L’ANGOLO... ” di Malvarosa .

Racconto .

La luce filtra dalle fessure della persiana ed io mi sveglio un po’ disorientata. Non capisco dove sono e che giorno è. Poi i miei occhi si abituano alla penombra e ricordo….. E’ domenica. Sono in un letto che  non è il mio, in una casa che non è la mia eppure mi sento al sicuro. Accanto a me, ancora profondamente addormentato, un uomo. Russa ritmicamente ed io sorrido perché mi è familiare questo suono e mi rassicura se la notte mi sveglio. Lui c’è, c’è ancora, nonostante io sia quel che sono.
Lo guardo e so che dietro quelle palpebre ci sono occhi ridenti, che dietro quel viso solcato da profonde rughe da quasi sessantenne, c’è una vita che gli ha regalato doni e bastoni, che le pieghe agli angoli della sua bocca sono il segno dei milioni di sorrisi e risate che ha regalato al mondo intero e che ora regala anche a me….. Almeno fino a quando non si accorgerà che non valgo così tanto come pensa lui! Mi rannicchio dietro la sua schiena e lo cingo dolcemente con un braccio. Il suo respiro muta per un attimo poi la sua mano calda finisce sulla mia ed io mi sento amata anche nei fumi dell’incoscienza di un sonno profondo. Lui c’è e non so perché, mi ha trovata e non so quale bussola lo ha guidato fino a me e non so quale Dea mi ha suggerito che potevo fidarmi.
Stretta al suo corpo caldo e rilassato, ho ancora sonno e mentre scivolo in un morbido dormiveglia, ricordo quando, quasi un anno fa, ci siamo conosciuti e mentre ricordo sorrido imbarazzata……
Estate calda e afosa.
E’ ancora presto, il sole è appena sorto e gli amici che mi ospitano dormono ancora, laggiù, nella casa gialla che guarda il mare. Sulla spiaggia, poche persone in lontananza che passeggiano ognuno per proprio conto: forse anche loro, proprio come me, hanno qualcosa da lasciare al mare, a quest’aria frizzantina, al luccichio delle onde, alla sabbia grigia ancora umida per la bassa marea della notte, alle mille conchiglie che, dopo tanto vagare hanno chiuso su questa spiaggia il loro cerchio. Anch’io sono venuta per chiudere il mio, una volta per tutte….
Era da così tanto tempo che non mi godevo il mio amato mare! Questi amici di vecchia data, che non vedevo da tempo poiché vivono all’estero, mi avevano regalato questa vacanza imprevista nel meraviglioso mare pugliese della costa del basso tarantino e che sarebbe durata solo due settimane. Perciò non volevo perdere tempo.
Al mattino mi svegliavo sempre prima degli altri e, per non disturbarli, andavo a fare una nuotata approfittando della spiaggia deserta. Mare bellissimo, calmo e vivo con le sue piccole onde a riva, acqua trasparente, fondale dorato, c’è un po’ di vento, saggio l’acqua con il piede. E’ più calda dell’aria. Ottimo, ora entro e faccio una bella nuotata che calmerà la mia rabbia e il dolore che mi porto dietro da così tanto tempo che mi pare faccia ormai parte di me. Il cielo è un’infinita distesa azzurra, ma in questo momento mi appare più buio di una notte senza luna. Il mio cuore piange e sento la fatica di non arrendersi alla valle della tristezza, sarebbe un vero delitto in un luogo meraviglioso come questo….. Respiro forte, poi trattengo il fiato e mi getto in acqua! Un brivido mi corre lungo la schiena ma dura poco e nuotando mi allontano dalla riva. Senza occhiali non vedo null’altro che il cielo, il mare e il riverbero del sole sulla superficie dell’acqua. Nuoto e nuoto avanti e indietro, lontano e vicino e controllo di non perdere il riferimento della casa gialla. La corrente potrebbe portarmi lontano ed io mi perderei come ho fatto mille altre volte in passato… Nuoto e nuoto, e ad ogni bracciata lascio che nell’acqua si sciolga un po’ della mia tristezza e della mia rabbia per com’è andata la mia vita. I miei figli sono lontani o forse sono io lontana da loro. La mia casa è lontana, la mia vita è lontana, il mio passato e tutti i suoi protagonisti sono lontani……
Pian piano il mare, mater pietosa, mi culla, mi consola e mi accoglie ed io sto bene: nessuna fatica a trascinare il corpo. Nel liquido che mi avvolge e mi accompagna sento le mani della Vita che mi raccoglie e mi rimette in piedi, poi stanca, mi lascio andare a fare il ”morto” ma in realtà mi sento più viva di prima. L’acqua mi sostiene, sono ferma, ma non affondo e solo ora mi accorgo che il mare si è un po’ agitato, non molto, ma abbastanza perché io faccia fatica ad uscire dall’acqua. Sorrido teneramente a me stessa e alle mie tenere difficoltà, ma in qualche modo farò, come ho sempre fatto. Individuo in lontananza la casa gialla e con poderose bracciate mi dirigo lì nuotando con fatica perché faccio un metro avanti e due indietro: il mare non vuole lasciarmi uscire e la corrente mi riporta indietro.
Finalmente a riva, ora mi metterò in piedi e uscirò dall’acqua….ma ogni volta che ci provo  le mie deboli gambe cedono all’urto delle onde e ricado rovinosamente in mare. Mi toccherà bere anche se non ho sete! Mi fermo un momento e mi guardo intorno.
Solo ora mi accorgo di un signore che sta in piedi sulla spiaggia ad una decina  di metri da me. Mi imbarazza non poco di avere un osservatore dei miei maldestri tentativi di uscire dall’acqua. Lui guarda e continua a guardare senza nasconderlo in alcun modo. Cosa ci sia da guardare poi non lo so. Mi vergogno di me e della mia incapacità, ma non posso restare in acqua, perciò approfitto di una pausa delle onde e il più rapidamente possibile cerco di uscire. L’acqua mi travolge ed io non vedo nulla se non acqua e acqua e acqua. Rido tra me pensando che ho nuotato al largo ma che potrei annegare in mezzo metro d’acqua. Finalmente la testa fuori ed una mano tesa…….Oddio che imbarazzo! Ma non lascio decidere il mio orgoglio che direbbe “No, grazie non ne ho bisogno!” e afferro quella mano che mi sostiene e finalmente esco. Ringrazio a testa bassa mentre mi lascio andare seduta sul bagnasciuga ansante e gocciolante. Vorrei che se ne andasse, ma lui si siede ad una certa distanza dietro di me senza dire nulla e solo ora mi accorgo che c’è un cane con lui. Inforco gli occhiali e mi accorgo che mi guarda e sta sorridendo. Mi chiedo cosa ci sia da sorridere, ma poi penso che , dietro gli occhiali da sole , il suo sguardo era forse rivolto al cane che scodinzolando, va e viene e gli riporta il legno che lui gli ha lancia.
Mi alzo e me ne vado e prima di pranzo ho già pietosamente dimenticato tutto.
I miei amici mi spiegano che ogni mattina a quell’ora il mare fa così, è legato alla brezza di terra che spira quando il sole comincia a scaldare l’aria. Mi dicono di stare molto attenta. Li rassicuro, sanno che sono molto prudente in mare.
Al mattino dopo in spiaggia vedo nuovamente il ” signore”. In realtà non sono sicura che sia lui, ieri non l’ho guardato abbastanza a lungo per poterlo riconoscere.
Il mare mi ha tradito anche questa mattina, ma il signore interviene quasi subito con la sua mano tesa. Sarebbe carino da parte mia iniziare una banale conversazione di circostanza, ma lui anche stavolta riprende a passeggiare con il suo cane , e poi  si siede lontano da me:  non mostra alcuna intenzione di aggiungere altro a quello che già fa. Onestamente va bene così anche a me: un aiuto gratuito per il quale non devo dare niente in cambio se non un “grazie!”.
Giorno, dopo giorno si ripeteva lo stesso silenzioso copione e fu così che tra me e il signore si instaurò una sorta di  rituale: entravo in acqua, nuotavo, cercavo di uscire, annaspavo, mano tesa, uscivo, ringraziamenti e via. Nessun discorso, io non sapevo chi fosse e lui non sapeva chi fossi io. In fondo forse si  trattava solo di gentilezza e cortesia d’altri tempi.
Ora lo avevo inquadrato, dai cinquanta ai sessant’anni, robusto e tarchiato, capelli bianco candido e pelle abbronzata rossiccia come di chi ha la pelle molto chiara, occhiali da sole, camicia bianca, pantaloncini blu, scalzo , cane al seguito.

Una mattina non c’era. Ormai mi ero abituata a contare sul suo aiuto per uscire dall’acqua e mi sentivo tranquilla perché se fossi stata in difficoltà avrebbe potuto intervenire: mai dare per scontato niente! Mentre cercavo di uscire dall’acqua dopo la mia salutare nuotata, riapparve però la mano tesa e lui si scusò per il ritardo. Restai incantata dal tono della sua voce. Gli dissi che non aveva alcun obbligo e che quindi non aveva nulla per cui scusarsi, anzi ero io a scusarmi per tutto il disturbo che gli avevo arrecato. Si tolse gli occhiali da sole (occhi di un verde cangiante circondati da miriadi di rughe sottili)  si presentò e mi presentai
Ormai mancavano pochi giorni alla mia partenza e glielo dissi. Nacque una breve conversazione di quelle che si fanno per capire chi è l’altro senza chiedere direttamente, tipo “Ah sua moglie non ama le passeggiate di primo mattino? ”e lui  “ Mi pare neanche suo marito!”. Era vedovo ed era venuto a trovare il figlio al mare con la sua famiglia. Ero divorziata ospite presso alcuni amici. Qualche battuta sulla bellezza ancora selvaggia di questo mare, sulla fortuna che in quei giorni non avesse mai piovuto e altre leggerezze senza grande importanza.
Nei due giorni successivi al solito rituale si aggiunse una brave conversazione, sempre leggera, spontanea, mai invadente della vita dell’altro. Scoprimmo di avere alcuni interessi in comune e di abitare in province vicine, e fu quasi naturale, l’ultimo mio giorno di permanenza, scambiarsi i relativi recapiti telefonici dopo un timido e imbarazzato tentativo da parte sua.
Forse non credevo che ci saremmo sentiti, perciò al mio ritorno non ci pensai quasi più, se non come a qualcosa di piacevole che ti accade in vacanza, ma resta lì.
Passarono settimane ed anche il ricordo s’era sbiadito, perciò rimasi molto sorpresa quando rispondendo al telefono sentii la sua voce che diceva “..non so se si ricorda di me”.
Mi ricordavo.
Le foglie secche dei tigli di fronte alla mia finestra, volteggiavano leggere nell’aria.
Era nata così quest’amicizia, senza grandi sconvolgimenti, una conoscenza graduale e discreta. Dapprima qualche telefonata, poi le telefonate si moltiplicarono fino a divenire quasi quotidiane, parlando di tutto, ridendo su tutto,( avevamo in comune un sense of humor che ci portava a sdrammatizzare quando i discorsi si facevano troppo seri)  poi i primi inviti a vedere questa o quell’altra mostra.
In quelle occasioni lo ascoltavo rapita perché mi faceva vedere nei quadri, nelle sculture o nei musei che visitavamo cose che i miei occhi ( e la mia ignoranza) non riuscivano a vedere. “L’essenziale è invisibile agli occhi, non si vede bene che col cuore” diceva spesso citando Saint Exupery.
Viveva a circa 200 km dalla mia zona e non era così facile incontrarsi. Però notai che sceglieva sempre luoghi raggiungibili e itinerari percorribili per me che faticavo a camminare, o forse il suo silenzioso incoraggiamento e l’attenzione verso i miei segni di stanchezza mi rendevano tutto più facile.
Non mi corteggiava, non faceva complimenti, non era pressante nei suoi contatti con me, mostrava solo piacere nel vedermi e ed io, dapprima un po’ delusa poiché mi sarebbe piaciuto essere corteggiata, mi ero però poi, messa tranquilla: così come stavano le cose, non dovevo fare scelte, né rinunciare alla mia conquistata autonomia pratica e affettiva. Non sarei stata pronta dopo una difficile separazione.
Perciò mi godevo la sua compagnia e lui la mia facendo cose che davano gioia ad entrambi.
Questa distanza, sia in km che relazionale, mi metteva al sicuro da inutili complicazioni e colmava in parte la mia solitudine. Più che un’amica, mi sentivo per lui un amico.
Non parlai di lui con nessuno, da un lato non volevo interferenze di nessun tipo, dall’altra era una cosa solo mia di cui ero gelosa.
Intanto il resto della mia vita scorreva, e solo ora mi rendo conto di come quel periodo mi abbia dato la serenità e la forza di cambiare alcune cose. Riuscii a lasciare uno dei due lavori che ero costretta a fare per sbarcare il lunario, trovai un lavoro part-time presso un centro per i servizi alla famiglia, ricominciai a studiare di buona lena e a specializzarmi ; ad un corso di inglese feci nuove amicizie e uscii più spesso . La causa di divorzio aveva sancito solo un aumento di 50€ per mio figlio, ma almeno era finita. Il mio lavoro di libero professionista sembrava aver finalmente preso il via come avevo sempre desiderato, ed alimentava nuovi entusiasmi per fare cose nuove, nascoste da sempre nel cantuccio dei progetti e, nonostante le mie paure, mi sembrava di riuscire a farlo senza troppi errori, sostenuta da amiche-colleghe.
I miei figli avevano finalmente trovato un loro equilibrio tra me ed il padre, il loro rapporto con lui continuava a migliorare e si stavano finalmente concentrando sulle loro vite anche se, ogni tanto, emergevano scontri in cui ognuno dei due diceva finalmente al padre i non detti del passato che ancora pesavano.
Grazie a Dio, le vecchie e nuove amicizie ed il confronto sereno con il mio nuovo amico, anche lui padre di tre figli, mi avevano permesso di trovare la giusta distanza rispetto il mio passato. Il mio fallimentare matrimonio si era trasformato da un film intensamente doloroso a diapositive sbiadite e senza più alcun senso. Con lui parlavo tanto anche di questo e mi stupiva la lucidità dei suoi punti di vista molto pragmatici, ma anche capaci di tenere conto delle sensibilità coinvolte. Anche lui mi parlò dei suoi figli e delle difficoltà che aveva incontrato durante la lunga malattia della moglie e dopo la sua morte.
L’aveva amata molto.
Venne la primavera, la sentivi solleticarti il naso con la sua aria frizzantina e profumata del mattino.
Lui mi invitò ad andare con lui in camper a visitare una grande mostra nazionale sulle piante grasse sulla riviera Ligure. Sapeva che mi piacevano molto.  Saremmo stati via tutto il fine settimana. Mi presi il tempo per pensarci, ma più ci pensavo più venivano a galla remore senza senso e antiche paure. Decisi che nella vita mi ero già persa troppe cose belle e che non volevo perderne ancora.
In fondo era una gita con un amico. Accettai: non ero mai stata in camper e le piante grasse sono sempre state le mie piante preferite.  Ai miei figli dissi che andavo ad un corso. Ci incontrammo ad un casello e cominciò una delle vacanze più belle della mia vita.
Viaggiare in camper dominando la strada dall’alto fu per me un’ esperienza eccitante.
La mostra fu eccezionale! Non avevo mai visto, nemmeno nelle riviste specializzate, piante grasse così belle con fiori unici nel loro genere. Le piante grasse mi sono sempre piaciute perché riescono a vivere con poco anche in ambienti ostili e nonostante questo hanno fiori di una bellezza commovente….
La sera, stanchi morti per ore ed ore di cammino nei giardini botanici della mostra, andammo a mangiare in una osteria nei pressi del camper.
Lì lui, tra il dolce e il caffè, aprì un capitolo di sé a me sconosciuto.
Lo vedevo un po’ strano, ma attribuivo la sua insolita silenziosità alla stanchezza del viaggio e alle tante ore trascorse a girovagare tra spine e fiori. Invece, senza alcun preavviso mi disse che l’avevo colpito da subito per la grinta che mettevo nell’uscire dall’acqua e che nonostante la difficoltà ogni giorno ero lì. Ne aveva dedotto che ero molto determinata. ( in altre occasioni avrebbe detto cocciuta). Che senza rendersene conto si era affezionato più di quanto fosse necessario e che non vedeva l’ora di sentirmi o incontrarmi, che mi riteneva una donna intelligente, con un grande intuito, una persona  di valore e che teneva in grande considerazione il mio parere su tutto. Che oltre a sua moglie non aveva mai detto certe cose ad una donna e dopo la sua morte era certo che non le avrebbe mai dette. Ma si sbagliava perché mi trovava anche bella, desiderabile, simpatica e spiritosa nonostante le ferite di cui portavo evidenti segni.
Si scusava continuamente per quello che stava dicendo, aveva una paura terribile di rovinare tutto, di perdere questa amicizia per lui così importante perché l’aveva fatto uscire da una sorta di eremitaggio emotivo che durava da molti anni, ma che non sarebbe stato onesto nascondere oltre quello che sentiva.
Era commosso e spaventato.
Ero commossa e spaventata.
Ed ora?
Non dissi nulla, non avevo un solo pensiero nella testa.
Vuota come il bicchiere davanti al mio piatto. Impietrita dalla paura che qualunque cosa avessi fatto o detto avrei potuto rovinare tutto.
Non so perché, ma sentii le lacrime scendere senza il mio consenso e toccò a me scusarmi e dire che non sapevo perché piangevo.
Un gelo profondo e antico si stava sciogliendo e fiumi di lacrime scorrevano mentre ridevo e lui ora rideva e piangeva con me, prendendomi benevolmente in giro.
Il locale era pieno, troppo pieno e uscimmo all’aria aperta. Lui era dispiaciuto mentre diceva che l’ultima cosa che avrebbe voluto era farmi piangere e che se avesse immaginato la mia reazione non avrebbe nemmeno fiatato.
Mi strinse la mano e mi disse che non credeva che avrebbe potuto affezionarsi così tanto un’altra volta nella vita e a quell’età, che sperava di non aver rovinato questa nostra amicizia ma che comunque fossero andate le cose, ringraziava il cielo e me per quello che provava…
Poi mi guardò fisso negli occhi aspettando.
Fu solo un gesto il mio, quasi dimenticato, ma che tra le lacrime che non volevano smettere, disse tutto quello che avevo da dire…Di fronte a lui, gli occhi negli occhi, gli presi il viso tra le mani e lo accarezzai con tutta la dolcezza che in quel momento sentivo. Lo sentii sciogliersi in quella carezza tra le mie mani, che eseguivano i solchi del suo viso, il contorno dei suoi occhi e delle sue morbide labbra…
Il primo bacio fu timido e dolce, ma di una pienezza di cui non ricordavo l’uguale. Al primo ne seguirono altri sempre più ansiosi, stretti in un abbraccio che incollava il mio corpo al suo e che sembrava dire “ dove sei stato fino adesso?”
Da lì in poi ogni parola fu inutile, nel camper facemmo l’amore con lo stesso impaccio, incertezza, ed imbarazzo dei ragazzi alle prime armi, ridendo di noi e del nostre imbarazzo, ma lasciando che, tra risa e tenerezza, il fiume di una passione sopita per troppo tempo poi ci travolgesse e ci lasciasse, esausti, ma intimamente soddisfatti come non ci accadeva più da tanto tempo.

Lui si è svegliato, mi ha regalato uno dei suoi meravigliosi sorrisi, mi ha baciata ed è andato in cucina a preparare la colazione. Più tardi andremo a pranzo dai suoi più cari amici e in dono porteremo una delle piante grasse che abbiamo comprato a quella mostra: Adele le aveva già messo gli occhi addosso ed ora sta per fiorire. Se la merita. Senza di lei i figli di Marco, proprio tre bravi ragazzi, sarebbero stati ancora più soli nel sopportare un dolore così grande come perdere in giovane età la madre dopo averla vista consumarsi giorno dopo giorno.
Io e Marco  non viviamo insieme, ognuno di noi due ha bisogno di rispettare i propri ritmi di lavoro e di quotidianità, il proprio spazio costruito a caro prezzo , di continuare a coltivare i propri affetti.  
Io faccio ormai parte del suo mondo e lui del mio. Marco non è perfetto, ma vedere i suoi difetti mi rende più preziosa questa storia : significa che non mi sto illudendo perché non è tutto rosa. A volte è caparbio come un mulo, a volte si chiude in un silenzio che mi esclude anche se non ne ha l’intenzione. Ma io non sono da meno.   La vita ha ferito più volte entrambi e quando le cicatrici fanno male, si può sentire il bisogno di chiudersi in solitudine per leccarsi le ferite e sperare che guariscano una volta per tutte.
Ma finché rideremo di cuore e litigheremo con grinta per difendere le nostre posizioni, finché saremo capaci di dire ciò che pensiamo o sentiamo, anche se fa male, non ci sarà inganno.
Non ci siamo giurati amore eterno, alla nostra età non ha più senso, ma viviamo ogni giorno come un dono tanto inaspettato quanto insperato. Così il sentimento è salvo. Sì, il sentimento poiché se l’emozione fa battere il cuore è violenta, travolgente, ma passeggera,  il  sentimento E’ il cuore stesso, costante nel tempo.
So che lui c’è e anche se la paura che finisca viene spesso a trovarmi, voglio coltivare la speranza che, almeno stavolta, se dovesse finire sarò trattata col rispetto che merito.

 

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